Il Partito Democratico della Sardegna alla prova del futuro
Di Silvio Lai
La forza del futuro
È con una riflessione pubblica indirizzata al direttore di un quotidiano regionale che siamo partiti nel percorso della conferenza programmatica nella primavera scorsa dopo lo shock delle primarie delle comunali di Cagliari che poi hanno dato avvio ad una cavalcata vincente delle amministrative del 2011.
Una riflessione pubblica sulle trasformazioni che ci stanno travolgendo, sulle difficoltà che vivono le istituzioni e i partiti e sulle scelte politiche che siamo chiamati a fare, per non sottrarci ad un debito verso i nostri figli.
L’Europa, su cui i nostri padri hanno investito affidandole il futuro di una civiltà intera, appare incapace e divisa di fronte alle scelte fondamentali sul destino del Mediterraneo. Il nostro Paese affronta con sottovalutazione la sfida di un ridisegno istituzionale discusso che non si fermerà, anche perché il federalismo, con i limiti e le disuguaglianze che vanno combattute, è il tentativo, come ci ha trasmesso con coraggio il Presidente Napolitano, di tenere insieme un paese già diviso da tempo. La Sardegna arriva a queste sfide senza voce, con un sistema industriale al collasso, con i fondamentali economici e sociali allo stremo, con poca fiducia nei suoi mezzi, e forse con un’idea prevalente che si tratti di una tempesta che passerà, sia quella economica che quella istituzionale, o che qualcuno dall’altro ci salverà.
Ma non è così! Non possiamo che affrontare la sfida del federalismo, perché è la misura dell’efficienza della pubblica amministrazione e della trasparenza per una piena consapevolezza dei cittadini, non possiamo che affrontare la crisi economica dalle radici per ridurre le disuguaglianze che, già forti dopo la crisi degli anni 90, lasceranno tre sardi su 10 più poveri; non possiamo lasciare che il destino della nostra Isola sia quello disegnato dai demografi: 350.000 abitanti in meno tra 40 anni, Sassari abitata da 2/3 dell’attuale popolazione e almeno 100 comuni su 377 destinati all’estinzione: una terra vecchia e con poche speranze.
La Sardegna può avere un destino diverso, ha potenzialità inespresse e risorse profonde, a partire da quelle etiche e morali, fondamentali per una rinascita, può evitare il rimpianto delle cose del passato o degli errori compiuti, può restituire intatte le risorse di oggi e persino decidere di accrescerle piantando alberi di cui solo i nipoti vedranno i frutti.
La politica può fare il suo mestiere solo se non guarda al giorno per giorno e si prende le responsabilità cui è chiamata. Ecco perché il Partito Democratico in Sardegna ha scelto di aprire una nuova fase che non serva solo per la prossima sfida elettorale, ma per scrivere una pagina più profonda e più duratura per l’isola. La scelta è di costruire una forza autonoma, riformista, federalista, che rappresenti il Pd in Sardegna ma che allarghi quei confini ad altri valori e radici, per le domande nuove a cui rischiano di rispondere solo i fermenti d’indipendenza .
La scelta non è semplice, costringe il gruppo dirigente sardo ad uscire dal porto sicuro delle leadership nazionali per mettere in campo i contenuti (se ci sono), superare le piccole sovranità (ormai inutili di fronte alla molteplicità dei cittadini), ed andare nel mare aperto delle domande di giustizia e della missione per la nostra isola che è da riscrivere da capo.
La scelta è quella di aprire un’elaborazione che disegni le azioni che sono necessarie oggi perché abbiano effetto tra 20 anni, che tocchino le ingiustizie profonde che la quotidianità della politica, non sempre ha la forza di affrontare.
È l’ingiustizia di chi ha 45 anni oggi, moglie e un figlio e ha fatto finora la vita da precario, con 4 o 5 anni di contributi, talvolta laureato, insegnante precario o autista di arst o atp a tempo. È l’ingiustizia di chi ha 50 anni e fa l’operaio di una delle tante aziende industriali in crisi e sa che lo aspetta l’inutilità umiliante della cassa integrazione lunga, o quella peggiore di chi sta a 100 metri d’altezza e ha 35 anni e già si sente senza mestiere. È l’ingiustizia di chi sta lasciando i piccoli paesi e la campagna dopo 25 anni di contributi europei e regionali che lo hanno lasciato solo e senza un sostegno per trasformare una condanna in una impresa. È l’ingiustizia dei ragazzi di 20 anni che sono i più confusi perché l’ascensore sociale non esiste più.
Noi vogliamo raccogliere questa sfida, dentro il federalismo e l’unità nazionale ma con le nostre forze e il nostro rigore, quello che vogliamo che le nostre prossime generazioni riacquistino, dentro l’Europa e dentro il nostro Paese sapendo che dobbiamo costruire, e non saranno concessioni facili, istituzioni dove le decisioni che ci riguardano si prendono con noi e non senza di noi.
Vogliamo per questo pensare ad una comunità, prima che ad un partito, in cui ogni sardo ritrovi il sardismo azionista di Lussu, il pensiero autonomista di Dettori e Cardia, e soprattutto la voce fresca di Ignazio, Francesca, Egildo, Laura e Gianni, ragazzi o meno, di chi non quieterà sino a quando ci sarà una sola ingiustizia. (dalla lettera al direttore della Nuova Sardegna – 18 aprile 2011)
Un partito autonomo e federato per la Sardegna democratica
Con la scelta di percorrere la strada del partito autonomo e federato sulla base di un progetto prodotto da una conferenza programmatica ci stiamo dando un compito che non è sostitutivo del lavoro ordinario. Al contrario, abbiamo assunto un impegno sul quale si sono misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti che ci hanno preceduto. Un impegno straordinario e parallelo che dobbiamo accompagnare alla azione di opposizione in consiglio regionale, di costruzione e rafforzamento del partito, e soprattutto di sfida alle amministrative. Ci siamo dati impegni e date molto precise per realizzare questo processo, questo percorso che si basa sull’applicazione dell’articolo 13 dello statuto del Partito Democratico.
Nel dibattito ci siamo detti che era opportuno ripartire dal progetto della legislatura passata correggendo, modificando e adeguando alle sfide di questa crisi e del futuro che si sta prospettando, le proposte che abbiamo fatto ai sardi. La proposta è di ripartire da alcuni punti che sono le coordinate base di un progetto di governo come viene dalle nostre esperienza di centrosinistra e di raccogliere le nuove sfide del federalismo, dal ruolo della Sardegna nel Mediterraneo e in Europa e poi da un tema sul quale ho chiesto un contributo speciale che è quello della forma partito più dinamica che raccolga e incontri la forma nuova della società sarda.
Identità e cultura, Ambiente e territorio, sistemi produttivi e politiche del lavoro, infrastrutture e reti di servizio. diritti e coesione sociale, federalismo, autogoverno e riforma istituzioni, forma partito e forma della società e infine la Sardegna tra il Mediterraneo e la vocazione europea.
Dalla discussione in assemblea deve partire un confronto che coinvolga circoli e territori, con tappe precise di approfondimento pubblico per concludere con la celebrazione di una assemblea programmatica aperta che approvi un progetto che da quel momento va offerto al confronto con tutti i democratici e con le forze sociali ed economiche, con i movimenti e le forze politiche che siano interessate al progetto di un partito democratico e riformista sardo.
Dall’assemblea programmatica deve partire anche l’elaborazione dello statuto e delle regole congressuali che devono essere costruiti con i soggetti costituenti che aderiscono al progetto, per un nuovo soggetto politico regionale, autonomo e federato, riformista e democratico che sia lo strumento di una nuova partecipazione, di una nuova stagione politica, di un nuovo progetto.
Tre fasi, per delineare un progetto coraggioso, per confrontarlo con chi vuole parteciparvi e costruirlo insieme, e per far nascere il nuovo soggetto politico che lo può interpretare. Dobbiamo avere l’ambizione di parlare alla Sardegna e non più a noi stessi. Nella testa dei cittadini la vicenda di questa Giunta Regionale è già terminata, penso che arriveranno conferme anche dalle elezioni amministrative. A quella esperienza conclusa e ormai inutile deve corrispondere una naturale scelta verso di noi, verso una proposta migliore che non è automatica se non lo sapremo meritare.
Penso che sia chiaro che l’obiettivo che ci siamo posti è ambizioso e richiede che sia davvero sincera e priva di retropensieri la firma apposta a sancire la volontà unitaria dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea.
Stiamo costruendo un nuovo soggetto politico e se tenteremo di accontentarci di una pura operazione di cosmesi politica faremmo un danno più grave della rinuncia stessa al progetto.
Stiamo costruendo un progetto e non solo un programma politico, un disegno più di lungo respiro.
Stiamo percorrendo una strada che non serve se siamo solo noi ad utilizzarla, se pensiamo serva a ridare forma e unità al Pd di oggi, dobbiamo avere l’ambizione di di aumentare i compagni di strada restituendo interesse ai trecentomila che ci hanno già votato una volta e ai tanti che potrebbero votarci se sapremo dare una visione e non solo fare una promessa.
Stiamo costruendo una comunità, dove esistono anche gli elementi affettivi che legano la solidarietà reciproca e quindi abbiamo bisogno di rinnovare i nostri strumenti di relazione interna per dare forza alla nostra alterità.
C’è anche un po’ di più. Alla nostra esperienza e alla nostra decisione guarda con attenzione e interesse anche il Partito Democratico, che in quell’articolo 13 pensato prima della valanga della legge 42, dei decreti sul federalismo, vedeva solo un percorso per forze locali.
Oggi per primi intraprendiamo una strada che può essere peculiare e innovativa, quanto esiziale per alcune regioni, che non sono speciali, nelle quali i movimenti e i partiti regionalisti sono diventati un’offerta politica che fa invecchiare quella del Pd o la rende meno capace di adattarsi e rappresentare le ragioni di un territorio, che siano all’interno di un interesse nazionale che non prevarica senza essere compreso. Ho incontrato Bersani e ho trovato il riconoscimento di un interesse nazionale nei confronti di questa esperienza, tanto da immaginare un percorso paritetico di confronto. Ora sta a noi superare i nostri limiti e immaginare una sfida che va presa sul serio e non derubricata come un passaggio occasionale.
Questo è il percorso che dobbiamo realizzare e gli strumenti necessari sapendo che alla direzione come all’assemblea toccano compiti fondamentali che richiederanno un coinvolgimento straordinario e frequente. (dalla introduzione alla direzione regionale del 18 aprile 2011)
I punti istituzionali per il Pd: consiglio delle autonomie, unione dei comuni, semplificazione degli enti locali e costi della politica.
Il primo punto è il prossimo consiglio delle autonomie per il quale si tratta di chiarire come il Pd, anche in Consiglio Regionale, valuta lo strumento.
La mia proposta è che il Consiglio delle Autonomie venga rafforzato nelle sue funzioni, oltre i pareri inutili e inutilizzati su leggi e bilancio, nella direzione di un sistema bicamerale sulle leggi finanziarie e su quelle che regolano l’attività degli enti locali che il Pd si opponga a qualunque tentativo di indebolimento tramite la legislazione regionale.
Il secondo punto è che il Pd considera insuperabile il rafforzamento delle unioni dei comuni su base dimensionale ottimale con obbligatorietà della gestione unitaria delle funzioni sotto i 5000 abitanti, e la possibilità di unire le risorse umane e considera obbligatorio il mantenimento di assemblee democratiche nei piccoli comuni e delle funzioni di sportello ai cittadini.
Il terzo punto è che il Partito Democratico in Sardegna è impegnato per la riduzione delle istituzioni tra comune e regione e per la cancellazione di ogni organismo intermedio a partire dai consorzi industriali e dalle società partecipate non obbligatorie, le cui funzioni devono essere riprese agli enti locali e non accentrate in regione.
Il quarto punto è che il Pd si esprima con nettezza per la riduzione misurata del numero dei consiglieri e contrario al ritorno all’elezione indiretta del Presidente della Regione. Per la legge elettorale regionale connessa alla riduzione dei consiglieri il Pd deve prevedere vincoli di rappresentanza territoriale e l’obbligatorietà delle primarie per la selezione dei candidati in ogni collegio.
Il quinto punto è che il Pd in Sardegna selezionerà attraverso le primarie i propri candidati al Parlamento sia in caso di mantenimento dell’attuale porcellum che nell’eventualità dell’approvazione del referendum per il ritorno a collegi uninominali, attraverso un regolamento approvato dall’assemblea regionale. (dalla introduzione alla direzione regionale del 12 settembre).
Cambiare il Partito Democratico partendo da noi
In questo percorso occorre pensare a scelte immediate che costituiscano la base di un processo condiviso:
- Ripartire dai circoli e dalla partecipazione nel partito
I circoli sono poco partecipati, spesso considerati luoghi chiusi e poco accoglienti, non centrali nell’azione politica del Pd. Nello stesso tempo rileviamo la difficoltà dei cittadini nell’adesione a cui occorre dare una evoluzione più innovativa accanto alle modalità tradizionali.
L’impegno è quella di rafforzare la funzione dei circoli rendendoli centrali nell’azione del Pd attraverso un progetto dedicato con strumenti di comunicazione, presenze istituzionali e un nuovo codice dei diritti degli iscritti.
La seconda proposta riguarda la necessità di rendere chiaro e trasparente il momento del tesseramento con una giornata mensile pubblica e aperta in tutto il territorio regionale e avviare da subito la modalità di iscrizione on line anche in via sperimentale.
- Rafforzare gli organismi dirigenti
Se analizziamo l’immagine pubblica del partito il pd appare disunito, ha difficoltà a fare sintesi, spesso anche nelle istituzioni. Se guardiamo al nostro interno abbiamo organismi di partito spesso non partecipati, registriamo talvolta separatezza tra i luoghi di rappresentanza istituzionale e gli organismi di partito, difficili rapporti tra gli esecutivi e le rappresentanze consiliari.
Occorre rafforzare le funzioni decisionali, di indirizzo e valutazione dell’azione istituzionale degli organismi dirigenti nel partito.
La proposta è la scrittura di un codice dei diritti e dei doveri degli iscritti e degli eletti assumendo impegni vincolanti per gli organismi, a partire dalla comunicazione periodica dell’attività degli eletti ai rispettivi livelli.
La seconda azione proposta è che gli organismi regionali siano più frequenti e garantiscano le funzioni di indirizzo e l’assunzione di decisioni: la assemblea regionale deve essere convocata ordinariamente e che tale impegno diventi statutario e non subordinato alla occasionalità.
- Costruire una nuova etica politica
Per quanto possa passare per populismo non possiamo non cogliere i sentimenti che colpiscono la politica e che montano assumendo tutto il sistema come omogeneo e privo di differenze tra destra e sinistra.
La proposta è quella di rendere trasparente ogni scelta economica dei singoli, del partito e dei gruppi consiliari del Pd con la pubblicazione del bilancio sul sito e degli impegni previsti per gli eletti e i dirigenti dal nuovo statuto nazionale.
La seconda proposta è che il Partito Democratico vincoli i propri eletti ad una proposta di riduzione dei costi della politica su base regionale da presentare e sostenere ai diversi livelli istituzionali.
- Scegliere l’autonomia del Pd sardo
La cultura diffusa del partito democratico in Sardegna è quella di una autonomia che va riscritta dalle sfide del federalismo e dalla esperienza che proviene dalla storia istituzionale e politica della Sardegna e delle forze politiche democratiche e progressiste e dalla caratterizzazione dell’esperienza dell’ultima Giunta di centrosinistra.
Un partito democratico che si mette a disposizione della continuità e del rilancio di quei valori non può che essere autonomo, cercare la connessione e l’alleanze con le forze e i movimenti regionali (a partire dall’esperienza dei rossomori, delle forze riformiste e moderate radicate in Sardegna), che apra un dialogo con le forze che lavorano per un percorso autonomiste e nazionaliste.
Per questo occorre costruire con il pd nazionale un patto federativo tra pari.Per questo non è possibile per il pd sardo accettare le richieste del pd nazionale sulle modifiche allo statuto.
La proposta è quella di una convocazione dell’assemblea regionale per l’approvazione dello statuto non condividendo le richieste di adeguamento dello statuto su nome e simbolo.
La seconda proposta è che si avvii una elaborazione costituente per un partito sardo democratico e autonomo che attivi l’impegno del preambolo dello statuto sardo del pd.
- Investire nella sfida delle primarie
Abbiamo accettato l’esisto delle primarie anche quando non siamo stati convinti dal loro esito. Occorre non tradire il risultato rafforzando il nostro impegno a competere con il centrodestra anche in assenza di un candidato del Pd
Occorre anche che al giudizio differenziato sullo strumento delle primarie corrispondano decisioni sulla loro gestione e sul loro eventuale cambiamento.
L’azione proposta è che il partito democratico in Sardegna strutturi le primarie innanzitutto attraverso la definizione di un albo degli elettori e discuta in una assemblea dedicata della regolamentazione di questo strumento di selezione delle candidature.
La seconda proposta è che si assuma il compito di costruire liste aperte e forti con un impegno trasparente e condiviso.
- Una proposta di riforme per l’isola
Il gruppo consiliare regionale ha individuato nella elaborazione e nella presentazione di proposte legislative sui temi della riforme istituzionali, del governo del territorio, del sistema dell’istruzione, della promozione e tutela dell’ambiente.
Il partito democratico ha le risorse umane istituzionali, politiche e professionali per contribuire con un’elaborazione legislativa alla definizione di una politica riformista per la Sardegna che si accompagni con una opposizione intransigente nei confronti di un costante tentativo di mettere in discussione le politiche di riaffermazione di un capitale sociale dell’isola che sono state peculiari dell’esperienza del centrosinistra nell’isola.
La proposta è che la costruzione di proposte legislative sui cinque temi, riforme istituzionali con legge statutaria e codice delle autonomie locali, governo del territorio, sistema dell’istruzione, promozione e tutela dell’ambiente, trasporti e connessioni dell’isola si concluda all’interno del percorso della conferenza programmatica.
- Dare alla Sardegna una missione per i prossimi anni
La Sardegna è un’isola che soffre da sempre dell’idea di una limitazione del suo essere circondata dal mare. In questa limitazione è cresciuta l’attesa di un sostegno dall’esterno e dall’alto che ha limitato spesso l’assunzione della responsabilità come singoli e come popolo.
La sfida dei prossimi anni è prima di tutto culturale ed etica. L’assunzione di una responsabilità verso se stessi, verso chi viene dopo di noi, verso l’Europa e il Mediterraneo. (dalla relazione in assemblea del 19 marzo 2011).
Da Baradili a Cagliari
Baradili è lo start up della conferenza programmatica del Partito Democratico della Sardegna. Si parte guardando dal piccolo, da quei 2/3 della Sardegna abitata poco e destinata alla marginalità, per disegnarne le risorse e i bisogni, per scegliere di non farne a meno, per preservare e valorizzare la biodiversità che ci rende diversi dal resto del mondo.
Baradili è un laboratorio dove arriviamo per ascoltare e ascltarci partendo dai numerie dai dati ma anche dai sentimenti e dalle percezioni.
Baradili è la stazione di partenza per le tratte ferroviarie della Sardegna che vogliamo e che definiremo attraverso le tante stazioni che si organizzeranno durante l’autunno e l’inverno e arrivare alla stazione di arrivo a Cagliari con il nuovo anno.
Possiamo percorrere la ferrovia di una Sardegna sostenibile e parlare di risorse ambientali oppure giusta perché garantisce i diritti di ognuno, giovane perché ragiona di lavoro al futuro, impegnata perché mette alla base la cultura e la conoscenza, diversa come un continente, coesa perché non lascia nessuno indietro, democratica perché crede nella partecipazione e nell’impegno.
Baradili è la lente attraverso cui leggere il resto dell’isola, il passato di ognuno di noi e il destino che abbiamo il dovere di preparare.
Baradili non è un palcoscenico ma un luogo per ascoltarci con pazienza e per incuriosirci. (dall’invito a Baradili dell’ottobre 2011)
Di Silvio Lai
La forza del futuroÈ con una riflessione pubblica indirizzata al direttore di un quotidiano regionale che siamo partiti nel percorso della conferenza programmatica nella primavera scorsa dopo lo shock delle primarie delle comunali di Cagliari che poi hanno dato avvio ad una cavalcata vincente delle amministrative del 2011.
Una riflessione pubblica sulle trasformazioni che ci stanno travolgendo, sulle difficoltà che vivono le istituzioni e i partiti e sulle scelte politiche che siamo chiamati a fare, per non sottrarci ad un debito verso i nostri figli.
L’Europa, su cui i nostri padri hanno investito affidandole il futuro di una civiltà intera, appare incapace e divisa di fronte alle scelte fondamentali sul destino del Mediterraneo. Il nostro Paese affronta con sottovalutazione la sfida di un ridisegno istituzionale discusso che non si fermerà, anche perché il federalismo, con i limiti e le disuguaglianze che vanno combattute, è il tentativo, come ci ha trasmesso con coraggio il Presidente Napolitano, di tenere insieme un paese già diviso da tempo. La Sardegna arriva a queste sfide senza voce, con un sistema industriale al collasso, con i fondamentali economici e sociali allo stremo, con poca fiducia nei suoi mezzi, e forse con un’idea prevalente che si tratti di una tempesta che passerà, sia quella economica che quella istituzionale, o che qualcuno dall’altro ci salverà.
Ma non è così! Non possiamo che affrontare la sfida del federalismo, perché è la misura dell’efficienza della pubblica amministrazione e della trasparenza per una piena consapevolezza dei cittadini, non possiamo che affrontare la crisi economica dalle radici per ridurre le disuguaglianze che, già forti dopo la crisi degli anni 90, lasceranno tre sardi su 10 più poveri; non possiamo lasciare che il destino della nostra Isola sia quello disegnato dai demografi: 350.000 abitanti in meno tra 40 anni, Sassari abitata da 2/3 dell’attuale popolazione e almeno 100 comuni su 377 destinati all’estinzione: una terra vecchia e con poche speranze.
La Sardegna può avere un destino diverso, ha potenzialità inespresse e risorse profonde, a partire da quelle etiche e morali, fondamentali per una rinascita, può evitare il rimpianto delle cose del passato o degli errori compiuti, può restituire intatte le risorse di oggi e persino decidere di accrescerle piantando alberi di cui solo i nipoti vedranno i frutti.
La politica può fare il suo mestiere solo se non guarda al giorno per giorno e si prende le responsabilità cui è chiamata. Ecco perché il Partito Democratico in Sardegna ha scelto di aprire una nuova fase che non serva solo per la prossima sfida elettorale, ma per scrivere una pagina più profonda e più duratura per l’isola. La scelta è di costruire una forza autonoma, riformista, federalista, che rappresenti il Pd in Sardegna ma che allarghi quei confini ad altri valori e radici, per le domande nuove a cui rischiano di rispondere solo i fermenti d’indipendenza .
La scelta non è semplice, costringe il gruppo dirigente sardo ad uscire dal porto sicuro delle leadership nazionali per mettere in campo i contenuti (se ci sono), superare le piccole sovranità (ormai inutili di fronte alla molteplicità dei cittadini), ed andare nel mare aperto delle domande di giustizia e della missione per la nostra isola che è da riscrivere da capo.
La scelta è quella di aprire un’elaborazione che disegni le azioni che sono necessarie oggi perché abbiano effetto tra 20 anni, che tocchino le ingiustizie profonde che la quotidianità della politica, non sempre ha la forza di affrontare.
È l’ingiustizia di chi ha 45 anni oggi, moglie e un figlio e ha fatto finora la vita da precario, con 4 o 5 anni di contributi, talvolta laureato, insegnante precario o autista di arst o atp a tempo. È l’ingiustizia di chi ha 50 anni e fa l’operaio di una delle tante aziende industriali in crisi e sa che lo aspetta l’inutilità umiliante della cassa integrazione lunga, o quella peggiore di chi sta a 100 metri d’altezza e ha 35 anni e già si sente senza mestiere. È l’ingiustizia di chi sta lasciando i piccoli paesi e la campagna dopo 25 anni di contributi europei e regionali che lo hanno lasciato solo e senza un sostegno per trasformare una condanna in una impresa. È l’ingiustizia dei ragazzi di 20 anni che sono i più confusi perché l’ascensore sociale non esiste più.
Noi vogliamo raccogliere questa sfida, dentro il federalismo e l’unità nazionale ma con le nostre forze e il nostro rigore, quello che vogliamo che le nostre prossime generazioni riacquistino, dentro l’Europa e dentro il nostro Paese sapendo che dobbiamo costruire, e non saranno concessioni facili, istituzioni dove le decisioni che ci riguardano si prendono con noi e non senza di noi.
Vogliamo per questo pensare ad una comunità, prima che ad un partito, in cui ogni sardo ritrovi il sardismo azionista di Lussu, il pensiero autonomista di Dettori e Cardia, e soprattutto la voce fresca di Ignazio, Francesca, Egildo, Laura e Gianni, ragazzi o meno, di chi non quieterà sino a quando ci sarà una sola ingiustizia. (dalla lettera al direttore della Nuova Sardegna – 18 aprile 2011)
Un partito autonomo e federato per la Sardegna democratica
Con la scelta di percorrere la strada del partito autonomo e federato sulla base di un progetto prodotto da una conferenza programmatica ci stiamo dando un compito che non è sostitutivo del lavoro ordinario. Al contrario, abbiamo assunto un impegno sul quale si sono misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti che ci hanno preceduto. Un impegno straordinario e parallelo che dobbiamo accompagnare alla azione di opposizione in consiglio regionale, di costruzione e rafforzamento del partito, e soprattutto di sfida alle amministrative. Ci siamo dati impegni e date molto precise per realizzare questo processo, questo percorso che si basa sull’applicazione dell’articolo 13 dello statuto del Partito Democratico.
Nel dibattito ci siamo detti che era opportuno ripartire dal progetto della legislatura passata correggendo, modificando e adeguando alle sfide di questa crisi e del futuro che si sta prospettando, le proposte che abbiamo fatto ai sardi. La proposta è di ripartire da alcuni punti che sono le coordinate base di un progetto di governo come viene dalle nostre esperienza di centrosinistra e di raccogliere le nuove sfide del federalismo, dal ruolo della Sardegna nel Mediterraneo e in Europa e poi da un tema sul quale ho chiesto un contributo speciale che è quello della forma partito più dinamica che raccolga e incontri la forma nuova della società sarda.
Identità e cultura, Ambiente e territorio, sistemi produttivi e politiche del lavoro, infrastrutture e reti di servizio. diritti e coesione sociale, federalismo, autogoverno e riforma istituzioni, forma partito e forma della società e infine la Sardegna tra il Mediterraneo e la vocazione europea.
Dalla discussione in assemblea deve partire un confronto che coinvolga circoli e territori, con tappe precise di approfondimento pubblico per concludere con la celebrazione di una assemblea programmatica aperta che approvi un progetto che da quel momento va offerto al confronto con tutti i democratici e con le forze sociali ed economiche, con i movimenti e le forze politiche che siano interessate al progetto di un partito democratico e riformista sardo.
Dall’assemblea programmatica deve partire anche l’elaborazione dello statuto e delle regole congressuali che devono essere costruiti con i soggetti costituenti che aderiscono al progetto, per un nuovo soggetto politico regionale, autonomo e federato, riformista e democratico che sia lo strumento di una nuova partecipazione, di una nuova stagione politica, di un nuovo progetto.
Tre fasi, per delineare un progetto coraggioso, per confrontarlo con chi vuole parteciparvi e costruirlo insieme, e per far nascere il nuovo soggetto politico che lo può interpretare. Dobbiamo avere l’ambizione di parlare alla Sardegna e non più a noi stessi. Nella testa dei cittadini la vicenda di questa Giunta Regionale è già terminata, penso che arriveranno conferme anche dalle elezioni amministrative. A quella esperienza conclusa e ormai inutile deve corrispondere una naturale scelta verso di noi, verso una proposta migliore che non è automatica se non lo sapremo meritare.
Penso che sia chiaro che l’obiettivo che ci siamo posti è ambizioso e richiede che sia davvero sincera e priva di retropensieri la firma apposta a sancire la volontà unitaria dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea.
Stiamo costruendo un nuovo soggetto politico e se tenteremo di accontentarci di una pura operazione di cosmesi politica faremmo un danno più grave della rinuncia stessa al progetto.
Stiamo costruendo un progetto e non solo un programma politico, un disegno più di lungo respiro.
Stiamo percorrendo una strada che non serve se siamo solo noi ad utilizzarla, se pensiamo serva a ridare forma e unità al Pd di oggi, dobbiamo avere l’ambizione di di aumentare i compagni di strada restituendo interesse ai trecentomila che ci hanno già votato una volta e ai tanti che potrebbero votarci se sapremo dare una visione e non solo fare una promessa.
Stiamo costruendo una comunità, dove esistono anche gli elementi affettivi che legano la solidarietà reciproca e quindi abbiamo bisogno di rinnovare i nostri strumenti di relazione interna per dare forza alla nostra alterità.
C’è anche un po’ di più. Alla nostra esperienza e alla nostra decisione guarda con attenzione e interesse anche il Partito Democratico, che in quell’articolo 13 pensato prima della valanga della legge 42, dei decreti sul federalismo, vedeva solo un percorso per forze locali.
Oggi per primi intraprendiamo una strada che può essere peculiare e innovativa, quanto esiziale per alcune regioni, che non sono speciali, nelle quali i movimenti e i partiti regionalisti sono diventati un’offerta politica che fa invecchiare quella del Pd o la rende meno capace di adattarsi e rappresentare le ragioni di un territorio, che siano all’interno di un interesse nazionale che non prevarica senza essere compreso. Ho incontrato Bersani e ho trovato il riconoscimento di un interesse nazionale nei confronti di questa esperienza, tanto da immaginare un percorso paritetico di confronto. Ora sta a noi superare i nostri limiti e immaginare una sfida che va presa sul serio e non derubricata come un passaggio occasionale.
Questo è il percorso che dobbiamo realizzare e gli strumenti necessari sapendo che alla direzione come all’assemblea toccano compiti fondamentali che richiederanno un coinvolgimento straordinario e frequente. (dalla introduzione alla direzione regionale del 18 aprile 2011)
I punti istituzionali per il Pd: consiglio delle autonomie, unione dei comuni, semplificazione degli enti locali e costi della politica.
Il primo punto è il prossimo consiglio delle autonomie per il quale si tratta di chiarire come il Pd, anche in Consiglio Regionale, valuta lo strumento.
La mia proposta è che il Consiglio delle Autonomie venga rafforzato nelle sue funzioni, oltre i pareri inutili e inutilizzati su leggi e bilancio, nella direzione di un sistema bicamerale sulle leggi finanziarie e su quelle che regolano l’attività degli enti locali che il Pd si opponga a qualunque tentativo di indebolimento tramite la legislazione regionale.
Il secondo punto è che il Pd considera insuperabile il rafforzamento delle unioni dei comuni su base dimensionale ottimale con obbligatorietà della gestione unitaria delle funzioni sotto i 5000 abitanti, e la possibilità di unire le risorse umane e considera obbligatorio il mantenimento di assemblee democratiche nei piccoli comuni e delle funzioni di sportello ai cittadini.
Il terzo punto è che il Partito Democratico in Sardegna è impegnato per la riduzione delle istituzioni tra comune e regione e per la cancellazione di ogni organismo intermedio a partire dai consorzi industriali e dalle società partecipate non obbligatorie, le cui funzioni devono essere riprese agli enti locali e non accentrate in regione.
Il quarto punto è che il Pd si esprima con nettezza per la riduzione misurata del numero dei consiglieri e contrario al ritorno all’elezione indiretta del Presidente della Regione. Per la legge elettorale regionale connessa alla riduzione dei consiglieri il Pd deve prevedere vincoli di rappresentanza territoriale e l’obbligatorietà delle primarie per la selezione dei candidati in ogni collegio.
Il quinto punto è che il Pd in Sardegna selezionerà attraverso le primarie i propri candidati al Parlamento sia in caso di mantenimento dell’attuale porcellum che nell’eventualità dell’approvazione del referendum per il ritorno a collegi uninominali, attraverso un regolamento approvato dall’assemblea regionale. (dalla introduzione alla direzione regionale del 12 settembre).
Cambiare il Partito Democratico partendo da noi
In questo percorso occorre pensare a scelte immediate che costituiscano la base di un processo condiviso:
- Ripartire dai circoli e dalla partecipazione nel partito
I circoli sono poco partecipati, spesso considerati luoghi chiusi e poco accoglienti, non centrali nell’azione politica del Pd. Nello stesso tempo rileviamo la difficoltà dei cittadini nell’adesione a cui occorre dare una evoluzione più innovativa accanto alle modalità tradizionali.
L’impegno è quella di rafforzare la funzione dei circoli rendendoli centrali nell’azione del Pd attraverso un progetto dedicato con strumenti di comunicazione, presenze istituzionali e un nuovo codice dei diritti degli iscritti.
La seconda proposta riguarda la necessità di rendere chiaro e trasparente il momento del tesseramento con una giornata mensile pubblica e aperta in tutto il territorio regionale e avviare da subito la modalità di iscrizione on line anche in via sperimentale.
- Rafforzare gli organismi dirigenti
Se analizziamo l’immagine pubblica del partito il pd appare disunito, ha difficoltà a fare sintesi, spesso anche nelle istituzioni. Se guardiamo al nostro interno abbiamo organismi di partito spesso non partecipati, registriamo talvolta separatezza tra i luoghi di rappresentanza istituzionale e gli organismi di partito, difficili rapporti tra gli esecutivi e le rappresentanze consiliari.
Occorre rafforzare le funzioni decisionali, di indirizzo e valutazione dell’azione istituzionale degli organismi dirigenti nel partito.
La proposta è la scrittura di un codice dei diritti e dei doveri degli iscritti e degli eletti assumendo impegni vincolanti per gli organismi, a partire dalla comunicazione periodica dell’attività degli eletti ai rispettivi livelli.
La seconda azione proposta è che gli organismi regionali siano più frequenti e garantiscano le funzioni di indirizzo e l’assunzione di decisioni: la assemblea regionale deve essere convocata ordinariamente e che tale impegno diventi statutario e non subordinato alla occasionalità.
- Costruire una nuova etica politica
Per quanto possa passare per populismo non possiamo non cogliere i sentimenti che colpiscono la politica e che montano assumendo tutto il sistema come omogeneo e privo di differenze tra destra e sinistra.
La proposta è quella di rendere trasparente ogni scelta economica dei singoli, del partito e dei gruppi consiliari del Pd con la pubblicazione del bilancio sul sito e degli impegni previsti per gli eletti e i dirigenti dal nuovo statuto nazionale.
La seconda proposta è che il Partito Democratico vincoli i propri eletti ad una proposta di riduzione dei costi della politica su base regionale da presentare e sostenere ai diversi livelli istituzionali.
- Scegliere l’autonomia del Pd sardo
La cultura diffusa del partito democratico in Sardegna è quella di una autonomia che va riscritta dalle sfide del federalismo e dalla esperienza che proviene dalla storia istituzionale e politica della Sardegna e delle forze politiche democratiche e progressiste e dalla caratterizzazione dell’esperienza dell’ultima Giunta di centrosinistra.
Un partito democratico che si mette a disposizione della continuità e del rilancio di quei valori non può che essere autonomo, cercare la connessione e l’alleanze con le forze e i movimenti regionali (a partire dall’esperienza dei rossomori, delle forze riformiste e moderate radicate in Sardegna), che apra un dialogo con le forze che lavorano per un percorso autonomiste e nazionaliste.
Per questo occorre costruire con il pd nazionale un patto federativo tra pari.Per questo non è possibile per il pd sardo accettare le richieste del pd nazionale sulle modifiche allo statuto.
La proposta è quella di una convocazione dell’assemblea regionale per l’approvazione dello statuto non condividendo le richieste di adeguamento dello statuto su nome e simbolo.
La seconda proposta è che si avvii una elaborazione costituente per un partito sardo democratico e autonomo che attivi l’impegno del preambolo dello statuto sardo del pd.
- Investire nella sfida delle primarie
Abbiamo accettato l’esisto delle primarie anche quando non siamo stati convinti dal loro esito. Occorre non tradire il risultato rafforzando il nostro impegno a competere con il centrodestra anche in assenza di un candidato del Pd
Occorre anche che al giudizio differenziato sullo strumento delle primarie corrispondano decisioni sulla loro gestione e sul loro eventuale cambiamento.
L’azione proposta è che il partito democratico in Sardegna strutturi le primarie innanzitutto attraverso la definizione di un albo degli elettori e discuta in una assemblea dedicata della regolamentazione di questo strumento di selezione delle candidature.
La seconda proposta è che si assuma il compito di costruire liste aperte e forti con un impegno trasparente e condiviso.
- Una proposta di riforme per l’isola
Il gruppo consiliare regionale ha individuato nella elaborazione e nella presentazione di proposte legislative sui temi della riforme istituzionali, del governo del territorio, del sistema dell’istruzione, della promozione e tutela dell’ambiente.
Il partito democratico ha le risorse umane istituzionali, politiche e professionali per contribuire con un’elaborazione legislativa alla definizione di una politica riformista per la Sardegna che si accompagni con una opposizione intransigente nei confronti di un costante tentativo di mettere in discussione le politiche di riaffermazione di un capitale sociale dell’isola che sono state peculiari dell’esperienza del centrosinistra nell’isola.
La proposta è che la costruzione di proposte legislative sui cinque temi, riforme istituzionali con legge statutaria e codice delle autonomie locali, governo del territorio, sistema dell’istruzione, promozione e tutela dell’ambiente, trasporti e connessioni dell’isola si concluda all’interno del percorso della conferenza programmatica.
- Dare alla Sardegna una missione per i prossimi anni
La Sardegna è un’isola che soffre da sempre dell’idea di una limitazione del suo essere circondata dal mare. In questa limitazione è cresciuta l’attesa di un sostegno dall’esterno e dall’alto che ha limitato spesso l’assunzione della responsabilità come singoli e come popolo.
La sfida dei prossimi anni è prima di tutto culturale ed etica. L’assunzione di una responsabilità verso se stessi, verso chi viene dopo di noi, verso l’Europa e il Mediterraneo. (dalla relazione in assemblea del 19 marzo 2011).
Da Baradili a Cagliari
Baradili è lo start up della conferenza programmatica del Partito Democratico della Sardegna. Si parte guardando dal piccolo, da quei 2/3 della Sardegna abitata poco e destinata alla marginalità, per disegnarne le risorse e i bisogni, per scegliere di non farne a meno, per preservare e valorizzare la biodiversità che ci rende diversi dal resto del mondo.
Baradili è un laboratorio dove arriviamo per ascoltare e ascltarci partendo dai numerie dai dati ma anche dai sentimenti e dalle percezioni.
Baradili è la stazione di partenza per le tratte ferroviarie della Sardegna che vogliamo e che definiremo attraverso le tante stazioni che si organizzeranno durante l’autunno e l’inverno e arrivare alla stazione di arrivo a Cagliari con il nuovo anno.
Possiamo percorrere la ferrovia di una Sardegna sostenibile e parlare di risorse ambientali oppure giusta perché garantisce i diritti di ognuno, giovane perché ragiona di lavoro al futuro, impegnata perché mette alla base la cultura e la conoscenza, diversa come un continente, coesa perché non lascia nessuno indietro, democratica perché crede nella partecipazione e nell’impegno.
Baradili è la lente attraverso cui leggere il resto dell’isola, il passato di ognuno di noi e il destino che abbiamo il dovere di preparare.
Baradili non è un palcoscenico ma un luogo per ascoltarci con pazienza e per incuriosirci. (dall’invito a Baradili dell’ottobre 2011)
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