La Grecia, l'Europa e l'innovazione in Sardegna
La relazione del segretario Silvio Lai alla direzione regionale del Pd del 17 febbraio
0. Voglio iniziare ricordando per un attimo la nostra compagna e amica democratica Cristiana Patta, presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Sassari che ci ha lasciato ieri notte precocemente dopo una malattia lunga e dolorosa. Ai suoi cari, in particolare al marito e compagno Giuseppe Pulina i nostri sentimenti di amicizia e le condoglianze.
1. Ieri Pierluigi Bersani ha dato voce ad un sentimento diffuso sulla Grecia che condivido. L’Europa non può esagerare, non possiamo vergognarci di essere europei. Non si può far pagare ad un popolo intero gli errori della classe dirigente e soprattutto non si può esagerare con il costo degli errori, sino a giungere alla esasperazione. Occorre rigore certo, bisogna consolidare l’uscita dall’epoca dell’iperproduzione, dell’iperconsumo e dell’iperspreco dei beni, e la sinistra deve continuare nel percorso di scelte nette che gettino alle nostra spalle l’epoca delle destre e di una nostra subordinazione culturale,
Occorre rigore ma senza che la cura uccida il malato, senza pensare che l’asino messo a dieta possa vivere senza cibo.
Soprattutto occorre non uccidere la cultura solidale dell’Europa, non consentire che sembri naturale per gli europei l’applicazione di una sola componente del modello sociale europeo senza che si accompagni ad esso la dimensione della sicurezza, della protezione sociale, della dignità della persona. La preoccupazione che dobbiamo avere è per l’insegnamento che lasciamo alle generazioni europee più giovani, il modello che trasferiamo rispetto a quello storico su cui si basa il concetto e la nascita dell’Europa,
Nessun cedimento ad una nuova epoca di spesa pubblica senza controllo, ma neanche bendarci gli occhi di fronte a ciò che si fa in altri Paesi. Occorre che riflettiamo sul fatto che gli Stati Uniti abbiano scelto la strada della crescita prima di quella del rigore, quella del lavoro e del sostegno alla produzione piuttosto che ai tagli del poco sociale che c’è.
2. Nelle parole di Bersani c’è un elemento in più che come democratico mi rende orgoglioso. Abbiamo ottenuto qualche mese fa che il peggiore dei governi italiani degli ultimi anni venisse sostituito da un governo che ha ridato innanzitutto la dignità e l’orgoglio dell’essere italiani, ci ha rimesso nella centralità in Europa, tra quei protagonisti ascoltati e rispettati, che possono essere determinanti nelle decisioni e contribuire ad una rotta giusta del nostro continente.
Nelle parole di Bersani c’è la volontà di non delegare la nostra cultura politica alle sole scelte tecniche, che peraltro se guidate dal tecnicismo indeterminato della finanza possono essere del tutto casuali e irragionevoli, ma di mantenere e rafforzare la trama di una società che il Pd non rinuncia a pensare e a costruire.
C’è l’idea di un dopo Monti. Non che questo governo sia negativo e sopportato perché obbligato perchè se ne riconosce l’esigenza e anche la funzione insostituiibile che è chiamato a svolgere per tutti.
Ma perché il Partito Democratico deve pensare ora anche al dopo Monti e alla visione lunga dell’Italia e dell’Europa che sarà necessaria e che dovrà prendere forma in questi due anni, che passano per le elezioni francesi, quelle tedesche e quelle italiane del prossimo anno.
La crisi è stata meno mondiale di quello che vediamo dal nostro osservatorio, è stata una crisi del modello occidentale, che ha colpito Stati Uniti ed Europa, e neanche tutta l’Europa, più quella Mediterranea che o si era affidata ad un eccesso di spesa pubblica, come la Francia e non solo, ad una monocultura economica come la Spagna o ad una mancata direzione di marcia del sistema economico, come da noi in Italia, in cui anche noi siamo coinvolti con le scelte industriali nazionali che ci hanno visto protagonisti.
3. Da questa crisi usciremo, ne usciremo diversi, ma dovremo cambiare cultura se vogliamo che se ne esca a destra piuttosto che a sinistra. E il Pd ha l’occasione storica di proporre una cultura nuova che si basi su pilastri tradizionali ma nuovi: educazione, uguaglianza, responsabilità.
Il progresso si basa su scienza, cultura, tecnologia e innovazione ma noi abbiamo un Paese che non innova più, non più cose nuove nella scienza e nell’arte, non c’è ripartenza senza progresso e non c’è progresso senza energie nuove, senza scienza.
Il progresso ha bisogno di energie nuove e di tutte le energie. Noi abbiamo un pezzo grande del Paese che non c’è, tutto il mezzogiorno e una grande parte della Sardegna è li, abbiamo ancora le donne escluse e sottopagate, abbiamo un ascensore sociale inesistente perché siamo tornati indietro di 60 anni quando il figlio di un contadino aveva più opportunità di non fare il mestiere del padre di oggi.
Abbiamo il fatto che sono quelli sotto i 40 anni che stanno pagando la crisi economica e spesso è una generazione che coincide con quella che ha già pagato da ventenni la crisi del 92.
Abbiamo il fatto evidente che la stessa politica e le stesse istituzioni generano ineguaglianze ora inaccettabili anche sono nelle modalità di accesso alla pubblica amministrazione. Non c’è niente di più insopportabile nell’opinione pubblica, in un cittadino che chiede conto del proprio consenso dell’applicazione che è stata fatta del lavoro interinale e delle società in house negli enti pubblici, o degli staff e del personale politico nelle istituzioni di rappresentanza, o dei consigli di amministrazione o degli stipendi delle autorità di controllo e dei dirigenti dello stato.
O del fatto di aver usato la propria posizione per facilitare il lavoro di un fratello, di un figlio o di un nipote, per privilegiarlo, anche se così non è per le innate e riconosciute qualità di fronte agli altri.
Il progresso prossimo si basa sulla responsabilità, sull’idea che non è più il tempo di chiedere che siano altri a pensare a noi ma che siamo noi ad assumerci la responsabilità di non abusare delle nostre risorse, dei beni comuni, di una forza nuova dell’idea collettiva. Ecco perché nel sapere ciò che è nostro, dobbiamo dimostrare di saperlo usare al meglio, dimostrarlo trasparentemente alla collettività, indignarci di fronte ad un abuso come ad una gestione inadeguata, quanto faremo se lo facessero in casa nostra.
La novità rispetto a questi pilastri tradizionali della sinistra sta nel fatto che 30 anni fa c’era solo l’occidente in campo, e oggi ci sono molti altri giocatori. E questi giocatori non puoi escluderli dal gioco anche se tu sei meno motivato, meno forte e più vecchio di loro.
4. Nelle parole di Bersani, nel suo ribellarsi alla goccia europea che ha fatto traboccare il vaso greco ho trovato il segno vitale che il percorso del Pd non si è interrotto con il governo di emergenza e di resistenza guidato bene da Mario Monti.
La proposta di legge sull’applicazione dell’articolo 49 della costituzione sui partiti, sulle regole di sostegno economico vincolate alla democrazia interna, alla trasparenza dell’uso delle risorse economiche e alla premialità per l’utilizzo delle primarie va nella direzione contraria alla rinuncia alla democrazia collettiva.
Rafforza l’idea di partito come frammento essenziale della sovranità collettiva, come luogo di rappresentanza che allarga e determina quella istituzionale che ne costituisce solo una parte non la totalità. Sviluppa l’idea di una democrazia di regole che contribuisce ad un innalzamento della qualità della partecipazione.
È un’idea di fondo che supera anche alcuni limiti del Partito Democratico che non è ancora quello che avevamo immaginato dopo 5 anni ma è il partito possibile.
Così come considero importante il lavoro che si sta portando a compimento sulla legge elettorale per le politiche che superi l’attuale sistema che limita fortemente quando non priva totalmente i cittadini della scelta dei propri rappresentanti. È in nome di quel lavoro che Bersani ha preso l’impegno in assemblea nazionale per le primarie in caso di fallimento del lavoro parlamentare. In Sardegna noi abbiamo portato a conclusione due proposte di regolamento, uno con un collegio unico regionale e uno con quattro collegi territoriali che consegneremo alla direzione e alla assemblea nei prossimi giorni, per una valutazione definitiva.
5. Sul quadro regionale penso che dobbiamo mettere a fuoco 3 punti, lasciando al gruppo consiliare il riferirci sulla legge finanziaria regionale che è in aula in queste ore. Il primo punto sono le amministrative della prossima primavera. Il secondo è l’andamento della conferenza programmatica e la fase conclusiva con il segretario Bersani e la costruzione del patto federativo per il congresso costituente. Il terzo è la convulsa e rapidissima fase istituzionale che attraversa Parlamento, consiglio regionale ed enti locali e il possibile ciclone referendario.
Nodi di una discussione che va stagliata sullo sfondo di un percorso di più lungo termine che ormai ci porterà alle elezioni politiche in un quadro in forte movimento che non può lasciare inalterato il quadro regionale.
6. Penso che sia giusto dare atto che il Pd in Sardegna si muove in un quadro di coerenza delle alleanze e degli strumenti di selezione delle candidature. Quest’anno come quello scorso, nelle città sopra i 15.000 abitanti, la selezione delle candidature a sindaco passa, salvo generale consenso della coalizione su un candidato, attraverso lo strumento delle primarie. Di Alghero e Selargius come di Oristano parleranno nello specifico i responsabili territoriali, io intendo richiamare un tema scivoloso che abbiamo evitato per perizia ma anche per fortuna, ovvero la vittoria di due candidati non pd.
Non si possono fare le primarie avendo la pretesa di vincerle sempre. Se si fanno, si accettano e si corrono i rischi conseguenti. E non si vincono sempre neanche pensando di presentare (con o senza primarie interne) un solo candidato del Pd, lo vieta lo Statuto ma lo vieta il buon senso legato all’apertura delle primarie a candidati non rappresentanti di partiti in ragione della raccolta delle firme tra i cittadini.
La presenza delle primarie, dunque, deve abituarci a giocare uno sport diverso da quello abituale interno agli organismi di partito, e considerare che con noi giocano altri giocatori. L’alternativa a questo è che il Pd non discuta del suo candidato sindaco con la coalizione e si presenti, con chi ci sta al primo turno delle amministrative.
Diverso, ed è un tema che dobbiamo imporre nell’agenda della coalizione, è il fatto della crescente partecipazione di candidati competitivi e della necessità di garantire che il vincitore possa godere di un consenso ampio e non si scenda oltre le percentuali viste ai limiti del 15-20%. Serve il doppio turno come soluzione. Ci vengono d’aiuto i modelli francesi nei quali, se il candidato più votato non supera una percentuale significativa, si attiva un secondo turno di ballottaggio tra i due più votati come è successo con Hollande alle presidenziali ed è questa la mia proposta sulla quale lavorare da subito.
Così come è un tema al quale applicarci rapidamente una disciplina rigorosa della campagna delle primarie su costi e sui ruoli dirigenti per evitare incidenti che possono poi condizionare negativamente i passaggi ulteriori, verso le secondarie.
In questo ambito dobbiamo riconoscere il perfetto funzionamento organizzativo e la necessità di mantenere forte la funzione del partito e della coalizione, di fronte alle novità che affrontiamo. Lo scorso anno un candidato sindaco di un altro partito in una città come Cagliari, quest’anno un candidato proveniente dalla società civile che vince le primarie in una città importante come Alghero.
Sul fronte degli accordi con il terzo polo, riconfermo quanto detto in queste settimane: a livello regionale non ci può essere un incontro strategico tra chi si oppone a Cappellacci e chi lo sostiene visibilmente.
Considero giusta, e non impegnativa per noi, la decisione di aggiornare le primarie di Oristano al 4 marzo su richiesta di forze politiche che sono state per cinque anni all’opposizione dell’amministrazione comunale della città. Ma la convergenza non può che essere politica, programmatica e con i tempi che abbiamo stabilito. Ad Oristano può esserci un sindaco Pd sostenuto da una larga alleanza civica, oggi il quadro rende difficilmente praticabili altre soluzioni.
7. La conferenza programmatica è stata in questi tre mesi un lungo percorso di animazione autogenerata dai circoli, dagli iscritti che hanno proposto confronti, dibattiti, studi e laboratori sulle tematiche a loro più care, sulla base dei contenuti di Baradili.
Questi cento fiori, queste iniziative possono trovare voce nella conferenza conclusiva di Cagliari, accanto ad un lavoro di sintesi che deve essere proposto dalla assemblea del Pd e sviluppato in quella sede.
Il 23 e 24 marzo possiamo concludere il percorso programmatico, passando per una assemblea regionale che convocheremo per il 10 marzo per discutere delle linee sintetizzate in questo cammino.
Io penso che stiamo producendo un insieme di idee e proposte che costituiranno una buona elaborazione del pd sardo e che dobbiamo mettere a disposizione della coalizione dalla primavera in poi, puntando a convivere obiettivi e scelte per vincere le prossime elezioni regionali.
8. Elezioni alle quali ci stiamo avvicinando in una quadro politico nazionale in veloce evoluzione e che può influenzare anche gli appuntamenti regionali.
Penso che non si possa escludere che si possa formare in Sardegna un forte polo centrale, tentato dall’essere un alternativa al centrosinistra e al centrodestra, ed essere pericoloso se la coalizione e il Pd non superano le contraddizioni che le attraversano e cimentandosi, nei tempi giusti, ne troppo anticipatamente ne in ritardo sulla scelta della leadership regionale.
Il tema è all’ordine del giorno dopo l’autunno ma nel frattempo occorrerà attenzione e uno sguardo lungo per non perdere elezioni che l’attuale maggioranza forse ha già perso.
9. In ogni caso, in queste ore in Parlamento e in Consiglio Regionale si discutono scelte che ci condizioneranno e modelleranno una diversa rappresentanza.
Il Senato ha avviato la discussione sulla riduzione dei consiglio regionali delle Regioni a Statuto Speciale, Sicilia, Sardegna e Friuli, libere da accordi internazionali ridurranno la loro rappresentanza. In Sardegna si avrà un numero di consiglieri tra i 50, la nostra proposta e i 60, numero di sintesi approvato all’unanimità dal consiglio. Se i tempi saranno rispettati come è volontà dell’ampia maggioranza parlamentare, a ottobre il percorso sarà concluso per consentire a Sicilia e Friuli di votare con i nuovi numeri.
Il Consiglio regionale in queste ore discute di dimensioni delle rappresentanze degli enti locali e della provincia di Cagliari. La mia opinione è che il dimensionamento della rappresentanza degli enti locali deve essere inserito in una valutazione dell’insieme delle rappresentanze, coniugando necessità di contrastare il dislivello economico con le città e la fuga dai paesi più piccoli e da alcuni territori con la semplificazione dei livelli amministrativi e di rappresentanza.
Il Paese avrà tre livelli elettivi, comuni, regioni e stato.
Le province italiane si avviano ad essere enti di secondo livello finalizzati al coordinamento delle politiche sovracomunali cui lasciare funzioni limitate e precise, non attribuite ad altri livelli. Mi pare un passaggio che prelude alla cancellazione definitiva piuttosto che ad un nuovo modello istituzionale.
In Sardegna le scelte sarebbero rinviate se non fosse decaduto il presidente della provincia di Cagliari che per questi oggi rientra tra le altre 9 province che sarebbero andate al voto nel 2012 tra gli enti da commissariare. La Giunta Regionale ha proposto per questo il recepimento del decreto Monti che porta ad una fase che durerà un anno sino al marzo 2013 entro la quale saranno decise funzioni e modalità di rappresentanza delle province in tutta Italia.
Il voto sui referendum presentati da un comitato di cittadini cui hanno aderito dirigenti di diversi partiti, tra i quali il Pd, potrebbe anticipare questo processo anche per gli altri 7 enti territoriali. Se i referendum, alcuni dei quali abrogativi, raggiungeranno il quorum e avranno il voto positivo dei cittadini sardi, tutte le 8 province sarde potrebbero essere di fatto commissariate.
10. A questa direzione tocca il compito di dare un indirizzo sui quesiti referendari sapendo che essi toccheranno soprattutto le province che anche tra di noi è opinione diffusa possano essere superate e semplificate ferme restando le necessità di non concentrare i poteri attualmente sovracomunali sulla regione.
Il voto popolare dovrà essere rispettato e noi non possiamo che dare un orientamento alla partecipazione per facilitare un cambiamento istituzionale necessario che questa maggioranza ha bloccato e rallentato in questi anni, contribuendo ad un giudizio negativo dei cittadini sul funzionamento della Regione.
Occorre operare in consiglio regionale per non consentire che un eventuale superamento delle province si trasformi in un commissariamento che capovolge il risultato del voto democratico di due anni fa, consentendo agli attuali organismi di accompagnare i processi di trasformazione. Troverei altrimenti eversivo un disegno mirante a cancellare il voto popolare che ha premiato l’alternativa di centrosinistra nel 2010.
Dal nostro canto non ci sottrarremo da un confronto politico a tutto campo sul disegno delle nuove istituzioni di rappresentanza regionale per il quale il Pd deve presentarsi con una sola voce, facendo uno sforzo per il quale faccio un appello, superando le divisioni che hanno consentito ad altre forze di orientare il nostro dibattito.
Silvio Lai
Partito Democratico della Sardegna
Direzione Regionale
Oristano 17 febbraio 2012
La relazione del segretario Silvio Lai alla direzione regionale del Pd del 17 febbraio
0. Voglio iniziare ricordando per un attimo la nostra compagna e amica democratica Cristiana Patta, presidente dell’assemblea provinciale del Pd di Sassari che ci ha lasciato ieri notte precocemente dopo una malattia lunga e dolorosa. Ai suoi cari, in particolare al marito e compagno Giuseppe Pulina i nostri sentimenti di amicizia e le condoglianze.
1. Ieri Pierluigi Bersani ha dato voce ad un sentimento diffuso sulla Grecia che condivido. L’Europa non può esagerare, non possiamo vergognarci di essere europei. Non si può far pagare ad un popolo intero gli errori della classe dirigente e soprattutto non si può esagerare con il costo degli errori, sino a giungere alla esasperazione. Occorre rigore certo, bisogna consolidare l’uscita dall’epoca dell’iperproduzione, dell’iperconsumo e dell’iperspreco dei beni, e la sinistra deve continuare nel percorso di scelte nette che gettino alle nostra spalle l’epoca delle destre e di una nostra subordinazione culturale,
Occorre rigore ma senza che la cura uccida il malato, senza pensare che l’asino messo a dieta possa vivere senza cibo.
Soprattutto occorre non uccidere la cultura solidale dell’Europa, non consentire che sembri naturale per gli europei l’applicazione di una sola componente del modello sociale europeo senza che si accompagni ad esso la dimensione della sicurezza, della protezione sociale, della dignità della persona. La preoccupazione che dobbiamo avere è per l’insegnamento che lasciamo alle generazioni europee più giovani, il modello che trasferiamo rispetto a quello storico su cui si basa il concetto e la nascita dell’Europa,
Nessun cedimento ad una nuova epoca di spesa pubblica senza controllo, ma neanche bendarci gli occhi di fronte a ciò che si fa in altri Paesi. Occorre che riflettiamo sul fatto che gli Stati Uniti abbiano scelto la strada della crescita prima di quella del rigore, quella del lavoro e del sostegno alla produzione piuttosto che ai tagli del poco sociale che c’è.
2. Nelle parole di Bersani c’è un elemento in più che come democratico mi rende orgoglioso. Abbiamo ottenuto qualche mese fa che il peggiore dei governi italiani degli ultimi anni venisse sostituito da un governo che ha ridato innanzitutto la dignità e l’orgoglio dell’essere italiani, ci ha rimesso nella centralità in Europa, tra quei protagonisti ascoltati e rispettati, che possono essere determinanti nelle decisioni e contribuire ad una rotta giusta del nostro continente.
Nelle parole di Bersani c’è la volontà di non delegare la nostra cultura politica alle sole scelte tecniche, che peraltro se guidate dal tecnicismo indeterminato della finanza possono essere del tutto casuali e irragionevoli, ma di mantenere e rafforzare la trama di una società che il Pd non rinuncia a pensare e a costruire.
C’è l’idea di un dopo Monti. Non che questo governo sia negativo e sopportato perché obbligato perchè se ne riconosce l’esigenza e anche la funzione insostituiibile che è chiamato a svolgere per tutti.
Ma perché il Partito Democratico deve pensare ora anche al dopo Monti e alla visione lunga dell’Italia e dell’Europa che sarà necessaria e che dovrà prendere forma in questi due anni, che passano per le elezioni francesi, quelle tedesche e quelle italiane del prossimo anno.
La crisi è stata meno mondiale di quello che vediamo dal nostro osservatorio, è stata una crisi del modello occidentale, che ha colpito Stati Uniti ed Europa, e neanche tutta l’Europa, più quella Mediterranea che o si era affidata ad un eccesso di spesa pubblica, come la Francia e non solo, ad una monocultura economica come la Spagna o ad una mancata direzione di marcia del sistema economico, come da noi in Italia, in cui anche noi siamo coinvolti con le scelte industriali nazionali che ci hanno visto protagonisti.
3. Da questa crisi usciremo, ne usciremo diversi, ma dovremo cambiare cultura se vogliamo che se ne esca a destra piuttosto che a sinistra. E il Pd ha l’occasione storica di proporre una cultura nuova che si basi su pilastri tradizionali ma nuovi: educazione, uguaglianza, responsabilità.
Il progresso si basa su scienza, cultura, tecnologia e innovazione ma noi abbiamo un Paese che non innova più, non più cose nuove nella scienza e nell’arte, non c’è ripartenza senza progresso e non c’è progresso senza energie nuove, senza scienza.
Il progresso ha bisogno di energie nuove e di tutte le energie. Noi abbiamo un pezzo grande del Paese che non c’è, tutto il mezzogiorno e una grande parte della Sardegna è li, abbiamo ancora le donne escluse e sottopagate, abbiamo un ascensore sociale inesistente perché siamo tornati indietro di 60 anni quando il figlio di un contadino aveva più opportunità di non fare il mestiere del padre di oggi.
Abbiamo il fatto che sono quelli sotto i 40 anni che stanno pagando la crisi economica e spesso è una generazione che coincide con quella che ha già pagato da ventenni la crisi del 92.
Abbiamo il fatto evidente che la stessa politica e le stesse istituzioni generano ineguaglianze ora inaccettabili anche sono nelle modalità di accesso alla pubblica amministrazione. Non c’è niente di più insopportabile nell’opinione pubblica, in un cittadino che chiede conto del proprio consenso dell’applicazione che è stata fatta del lavoro interinale e delle società in house negli enti pubblici, o degli staff e del personale politico nelle istituzioni di rappresentanza, o dei consigli di amministrazione o degli stipendi delle autorità di controllo e dei dirigenti dello stato.
O del fatto di aver usato la propria posizione per facilitare il lavoro di un fratello, di un figlio o di un nipote, per privilegiarlo, anche se così non è per le innate e riconosciute qualità di fronte agli altri.
Il progresso prossimo si basa sulla responsabilità, sull’idea che non è più il tempo di chiedere che siano altri a pensare a noi ma che siamo noi ad assumerci la responsabilità di non abusare delle nostre risorse, dei beni comuni, di una forza nuova dell’idea collettiva. Ecco perché nel sapere ciò che è nostro, dobbiamo dimostrare di saperlo usare al meglio, dimostrarlo trasparentemente alla collettività, indignarci di fronte ad un abuso come ad una gestione inadeguata, quanto faremo se lo facessero in casa nostra.
La novità rispetto a questi pilastri tradizionali della sinistra sta nel fatto che 30 anni fa c’era solo l’occidente in campo, e oggi ci sono molti altri giocatori. E questi giocatori non puoi escluderli dal gioco anche se tu sei meno motivato, meno forte e più vecchio di loro.
4. Nelle parole di Bersani, nel suo ribellarsi alla goccia europea che ha fatto traboccare il vaso greco ho trovato il segno vitale che il percorso del Pd non si è interrotto con il governo di emergenza e di resistenza guidato bene da Mario Monti.
La proposta di legge sull’applicazione dell’articolo 49 della costituzione sui partiti, sulle regole di sostegno economico vincolate alla democrazia interna, alla trasparenza dell’uso delle risorse economiche e alla premialità per l’utilizzo delle primarie va nella direzione contraria alla rinuncia alla democrazia collettiva.
Rafforza l’idea di partito come frammento essenziale della sovranità collettiva, come luogo di rappresentanza che allarga e determina quella istituzionale che ne costituisce solo una parte non la totalità. Sviluppa l’idea di una democrazia di regole che contribuisce ad un innalzamento della qualità della partecipazione.
È un’idea di fondo che supera anche alcuni limiti del Partito Democratico che non è ancora quello che avevamo immaginato dopo 5 anni ma è il partito possibile.
Così come considero importante il lavoro che si sta portando a compimento sulla legge elettorale per le politiche che superi l’attuale sistema che limita fortemente quando non priva totalmente i cittadini della scelta dei propri rappresentanti. È in nome di quel lavoro che Bersani ha preso l’impegno in assemblea nazionale per le primarie in caso di fallimento del lavoro parlamentare. In Sardegna noi abbiamo portato a conclusione due proposte di regolamento, uno con un collegio unico regionale e uno con quattro collegi territoriali che consegneremo alla direzione e alla assemblea nei prossimi giorni, per una valutazione definitiva.
5. Sul quadro regionale penso che dobbiamo mettere a fuoco 3 punti, lasciando al gruppo consiliare il riferirci sulla legge finanziaria regionale che è in aula in queste ore. Il primo punto sono le amministrative della prossima primavera. Il secondo è l’andamento della conferenza programmatica e la fase conclusiva con il segretario Bersani e la costruzione del patto federativo per il congresso costituente. Il terzo è la convulsa e rapidissima fase istituzionale che attraversa Parlamento, consiglio regionale ed enti locali e il possibile ciclone referendario.
Nodi di una discussione che va stagliata sullo sfondo di un percorso di più lungo termine che ormai ci porterà alle elezioni politiche in un quadro in forte movimento che non può lasciare inalterato il quadro regionale.
6. Penso che sia giusto dare atto che il Pd in Sardegna si muove in un quadro di coerenza delle alleanze e degli strumenti di selezione delle candidature. Quest’anno come quello scorso, nelle città sopra i 15.000 abitanti, la selezione delle candidature a sindaco passa, salvo generale consenso della coalizione su un candidato, attraverso lo strumento delle primarie. Di Alghero e Selargius come di Oristano parleranno nello specifico i responsabili territoriali, io intendo richiamare un tema scivoloso che abbiamo evitato per perizia ma anche per fortuna, ovvero la vittoria di due candidati non pd.
Non si possono fare le primarie avendo la pretesa di vincerle sempre. Se si fanno, si accettano e si corrono i rischi conseguenti. E non si vincono sempre neanche pensando di presentare (con o senza primarie interne) un solo candidato del Pd, lo vieta lo Statuto ma lo vieta il buon senso legato all’apertura delle primarie a candidati non rappresentanti di partiti in ragione della raccolta delle firme tra i cittadini.
La presenza delle primarie, dunque, deve abituarci a giocare uno sport diverso da quello abituale interno agli organismi di partito, e considerare che con noi giocano altri giocatori. L’alternativa a questo è che il Pd non discuta del suo candidato sindaco con la coalizione e si presenti, con chi ci sta al primo turno delle amministrative.
Diverso, ed è un tema che dobbiamo imporre nell’agenda della coalizione, è il fatto della crescente partecipazione di candidati competitivi e della necessità di garantire che il vincitore possa godere di un consenso ampio e non si scenda oltre le percentuali viste ai limiti del 15-20%. Serve il doppio turno come soluzione. Ci vengono d’aiuto i modelli francesi nei quali, se il candidato più votato non supera una percentuale significativa, si attiva un secondo turno di ballottaggio tra i due più votati come è successo con Hollande alle presidenziali ed è questa la mia proposta sulla quale lavorare da subito.
Così come è un tema al quale applicarci rapidamente una disciplina rigorosa della campagna delle primarie su costi e sui ruoli dirigenti per evitare incidenti che possono poi condizionare negativamente i passaggi ulteriori, verso le secondarie.
In questo ambito dobbiamo riconoscere il perfetto funzionamento organizzativo e la necessità di mantenere forte la funzione del partito e della coalizione, di fronte alle novità che affrontiamo. Lo scorso anno un candidato sindaco di un altro partito in una città come Cagliari, quest’anno un candidato proveniente dalla società civile che vince le primarie in una città importante come Alghero.
Sul fronte degli accordi con il terzo polo, riconfermo quanto detto in queste settimane: a livello regionale non ci può essere un incontro strategico tra chi si oppone a Cappellacci e chi lo sostiene visibilmente.
Considero giusta, e non impegnativa per noi, la decisione di aggiornare le primarie di Oristano al 4 marzo su richiesta di forze politiche che sono state per cinque anni all’opposizione dell’amministrazione comunale della città. Ma la convergenza non può che essere politica, programmatica e con i tempi che abbiamo stabilito. Ad Oristano può esserci un sindaco Pd sostenuto da una larga alleanza civica, oggi il quadro rende difficilmente praticabili altre soluzioni.
7. La conferenza programmatica è stata in questi tre mesi un lungo percorso di animazione autogenerata dai circoli, dagli iscritti che hanno proposto confronti, dibattiti, studi e laboratori sulle tematiche a loro più care, sulla base dei contenuti di Baradili.
Questi cento fiori, queste iniziative possono trovare voce nella conferenza conclusiva di Cagliari, accanto ad un lavoro di sintesi che deve essere proposto dalla assemblea del Pd e sviluppato in quella sede.
Il 23 e 24 marzo possiamo concludere il percorso programmatico, passando per una assemblea regionale che convocheremo per il 10 marzo per discutere delle linee sintetizzate in questo cammino.
Io penso che stiamo producendo un insieme di idee e proposte che costituiranno una buona elaborazione del pd sardo e che dobbiamo mettere a disposizione della coalizione dalla primavera in poi, puntando a convivere obiettivi e scelte per vincere le prossime elezioni regionali.
8. Elezioni alle quali ci stiamo avvicinando in una quadro politico nazionale in veloce evoluzione e che può influenzare anche gli appuntamenti regionali.
Penso che non si possa escludere che si possa formare in Sardegna un forte polo centrale, tentato dall’essere un alternativa al centrosinistra e al centrodestra, ed essere pericoloso se la coalizione e il Pd non superano le contraddizioni che le attraversano e cimentandosi, nei tempi giusti, ne troppo anticipatamente ne in ritardo sulla scelta della leadership regionale.
Il tema è all’ordine del giorno dopo l’autunno ma nel frattempo occorrerà attenzione e uno sguardo lungo per non perdere elezioni che l’attuale maggioranza forse ha già perso.
9. In ogni caso, in queste ore in Parlamento e in Consiglio Regionale si discutono scelte che ci condizioneranno e modelleranno una diversa rappresentanza.
Il Senato ha avviato la discussione sulla riduzione dei consiglio regionali delle Regioni a Statuto Speciale, Sicilia, Sardegna e Friuli, libere da accordi internazionali ridurranno la loro rappresentanza. In Sardegna si avrà un numero di consiglieri tra i 50, la nostra proposta e i 60, numero di sintesi approvato all’unanimità dal consiglio. Se i tempi saranno rispettati come è volontà dell’ampia maggioranza parlamentare, a ottobre il percorso sarà concluso per consentire a Sicilia e Friuli di votare con i nuovi numeri.
Il Consiglio regionale in queste ore discute di dimensioni delle rappresentanze degli enti locali e della provincia di Cagliari. La mia opinione è che il dimensionamento della rappresentanza degli enti locali deve essere inserito in una valutazione dell’insieme delle rappresentanze, coniugando necessità di contrastare il dislivello economico con le città e la fuga dai paesi più piccoli e da alcuni territori con la semplificazione dei livelli amministrativi e di rappresentanza.
Il Paese avrà tre livelli elettivi, comuni, regioni e stato.
Le province italiane si avviano ad essere enti di secondo livello finalizzati al coordinamento delle politiche sovracomunali cui lasciare funzioni limitate e precise, non attribuite ad altri livelli. Mi pare un passaggio che prelude alla cancellazione definitiva piuttosto che ad un nuovo modello istituzionale.
In Sardegna le scelte sarebbero rinviate se non fosse decaduto il presidente della provincia di Cagliari che per questi oggi rientra tra le altre 9 province che sarebbero andate al voto nel 2012 tra gli enti da commissariare. La Giunta Regionale ha proposto per questo il recepimento del decreto Monti che porta ad una fase che durerà un anno sino al marzo 2013 entro la quale saranno decise funzioni e modalità di rappresentanza delle province in tutta Italia.
Il voto sui referendum presentati da un comitato di cittadini cui hanno aderito dirigenti di diversi partiti, tra i quali il Pd, potrebbe anticipare questo processo anche per gli altri 7 enti territoriali. Se i referendum, alcuni dei quali abrogativi, raggiungeranno il quorum e avranno il voto positivo dei cittadini sardi, tutte le 8 province sarde potrebbero essere di fatto commissariate.
10. A questa direzione tocca il compito di dare un indirizzo sui quesiti referendari sapendo che essi toccheranno soprattutto le province che anche tra di noi è opinione diffusa possano essere superate e semplificate ferme restando le necessità di non concentrare i poteri attualmente sovracomunali sulla regione.
Il voto popolare dovrà essere rispettato e noi non possiamo che dare un orientamento alla partecipazione per facilitare un cambiamento istituzionale necessario che questa maggioranza ha bloccato e rallentato in questi anni, contribuendo ad un giudizio negativo dei cittadini sul funzionamento della Regione.
Occorre operare in consiglio regionale per non consentire che un eventuale superamento delle province si trasformi in un commissariamento che capovolge il risultato del voto democratico di due anni fa, consentendo agli attuali organismi di accompagnare i processi di trasformazione. Troverei altrimenti eversivo un disegno mirante a cancellare il voto popolare che ha premiato l’alternativa di centrosinistra nel 2010.
Dal nostro canto non ci sottrarremo da un confronto politico a tutto campo sul disegno delle nuove istituzioni di rappresentanza regionale per il quale il Pd deve presentarsi con una sola voce, facendo uno sforzo per il quale faccio un appello, superando le divisioni che hanno consentito ad altre forze di orientare il nostro dibattito.
Silvio Lai
Partito Democratico della Sardegna
Direzione Regionale
Oristano 17 febbraio 2012
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