In Primo Piano - NOTA POLITICA

Dopo i referendum

Silvio Lai: dal basso la richiesta del cambiamento. Ora subito proposte politiche e amministrative per gestire la fase di transizione.

Dopo i referendum All’indomani dall’esito del voto referendario ed amministrativo, il Segretario del Partito Democratico della Sardegna sollecita una riflessione attenta e approfondita: “I risultati dei referendum così come quelli delle elezioni amministrative, ancora parziali, devono indurre ad una severa riflessione. Il Partito Democratico” prosegue il Segretario “ha invitato a votare per i referendum, consapevole della maturità e della crescente richiesta di partecipazione dei cittadini.
I sardi hanno dato un’ indicazione chiara che va rispettata e tocca alla Giunta, prima di tutto, e al Consiglio Regionale applicare quelle indicazioni nel rispetto della Costituzione, individuando una nuova architettura istituzionale semplificata, moderna ed efficiente che dovrà basare le sue fondamenta sui comuni uniti e coordinati piuttosto che su un neo centralismo regionale , rendendo obbligatorie le primarie per l'elezione del Presidente della Regione, rivedendo indennità consiliari, riducendo il numero dei consiglieri e eliminando agenzie o enti superflui, costruendo il nuovo statuto con la massima partecipazione.
Va chiarito che i referendum non riguardano "solo" le 4 nuove province come molti stanno affermando in queste ore perché le leggi regionali abrogate toccano tutte le 8 province sarde contemporaneamente e che non è automatica la rinascita delle quattro province "storiche".
Non ci sono soluzioni preconfezionate ne ci devono essere blitz da parte di nessuno.
Il Presidente della Regione, che è stato molto attivo nella comunicazione televisiva e nella fase delle polemiche, mantenga ora lo stesso attivismo nella gestione amministrativa e politica di cui ha la responsabilità.
Il Presidente Cappellacci ha il dovere di proporre soluzioni politiche e legislative diverse da quelle che sinora ha presentato con la sua Giunta -a partire dal Codice delle Autonomie Locali dove prevedeva ancora 6 province-, per passare alla sottrazioni di funzioni agli enti locali, sino all'aumento (vedi ARST) del numero dei consiglieri di amministrazione.
Il Pd ha pronta la sua proposta, attendiamo di poterla confrontare al più presto con quella della maggioranza”