In Primo Piano - NOTA POLITICA

Centrosinistra unito, per rilanciare la Sardegna

La relazione introduttiva del segretario regionale del Partito Democratico Silvio Lai pronunciata nel corso dell'assemblea dei dirigenti e amministratori del centrosinistra sardo

Centrosinistra unito, per rilanciare la Sardegna Introduzione all’assemblea dei dirigenti e degli amministratori del centrosinistra sardo
Cagliari 17 dicembre 2010


La giornata di mobilitazione promossa dal centrosinistra ha l’obiettivo di condividere con i dirigenti e gli amministratori delle nostre forze politiche i dati veri della vertenza entrate in Sardegna.
Abbiamo voluto attendere la conclusione della crisi politica nazionale per evitare che questa, anche in parte occultasse il tema concreto e molto delicato che abbiamo davanti.

Abbiamo pensato, come segretari dei partiti del centrosinistra, che occorresse superare una discussione a livelli separati, i comuni con i comuni, il consiglio regionale per conto suo, i parlamentari ad un altro livello, perché questo facilita chi vuole che non se ne parli, che finisca ogni volta con un titolo in 4 o in 5 pagina ne quotidiani locali.
E poi che occorresse uscire dal balletto di cifre in continuo mutamento e dal tentativo di sminuire, come quando si dice siamo lontani ma poco, più o meno 400 milioni di euro, che per noi valgono quanto mezza Sassari Olbia o come un ospedale nuovo da 500 posti letto.
In secondo luogo perché il tema delle entrate fiscali è solo una parte di una vertenza più grande che riguarda torti economici subiti negli ultimi venti anni e che sembravano in parte recuperati con l’accordo sul nuovo articolo 8 e la destinazione per la Sardegna dei fondi Fas per le infrastrutture, persino con la rinuncia agli strumenti straordinari sino a quel momento approvati e riconosciuti (dall’accordo Stato Regione del 99 sino a quello che si prevede esplicitamente nell’art.13 con il finanziamento da parte dello Stato di uno specifico Piano di Rinascita).
Infine per un dato politico più generale, per il fatto che sono due anni, nei quali, nel silenzio complice e accondiscendente della destra sarda, lo Stato ha approvato la finanziaria 2010, la manovra di assestamento nel luglio di quest’anno, la legge di stabilità 2011 e in nessuno di questi documenti il Governo ha previsto che l’articolo 8 e il patto per le nuove entrate fiscali per l’isola corrispondesse alle cifre previste dai documenti di bilancio regionale.

E lo ha fatto con una spensieratezza e una leggerezza preoccupanti, modificando giorno dopo giorno dati e informazioni senza accompagnarli da una comunicazione ufficiale, persino a ieri sera, contraddicendo, come è evidente, anche i dati di bilancio stampati nella proposta che da lunedì sarà in aula in consiglio regionale, e che meglio spiegheranno chi in consiglio sta lavorando sul tema.
Ieri sera l’assessore La Spisa e il presidente Cappellacci, che lo ha comunicato ai sindacati in mattinata, hanno affermato che le risorse che il Ministero dell’economia ha comunicato formalmente sono ben 10.700 milioni per il 2010 e il 2011, che nel 2010 sono 5.293 i dati stimati e comunicati e che la differenza con le entrate previste nel bilancio sono solo di 65 milioni che potranno essere colmati con le quote provenienti dal Lotto. Ha aggiunto poi che le entrate direttamente introitate dalla Regione sono 1.358 milioni. Tutto bene dunque?
Se fosse vero e, ne sono certo, non c’è dubbio che è …. vero, sarebbe un’ottima notizia. Ma per dare forza a questa verità non basta un comunicato a tarda sera: occorre che La Spisa e Cappellacci facciano due cose, diano la comunicazione ufficiale agli uffici della Regione che per ora non lo sanno e modifichino il bilancio che hanno presentato al Consiglio Regionale per l’approvazione perché i dati li sono molto differenti, altrimenti è l’ennesimo dato che viene offerto per gettare fumo negli occhi e dare la sensazione che l’opposizione fa allarmismo gratuito a tutti i livelli, quando parla il neoeletto presidente Consob e quando si approva in Parlamento il bilancio dello Stato, o quando gli uffici della Regione scrivono i dati da loro inviati dalla Ragioneria Generale.

Senza dimenticare il diversivo, l’unico momento ilare di una giornata come quella di ieri nella quale ogni cittadino e dirigente sardo avrebbe gioito per notizie davvero positive sul fronte della commissione paritetica, quello del capogruppo del Pdl Mario Diana che ha lodato Cappellacci per la sua intransigenza con il Governo.
Lo stesso soggetto che ha rinunciato ad essere relatore della finanziaria (forse aveva paura che gli scappasse da ridere) dopo aver offerto il petto alla battaglia con l’opposizione e che ha “costretto” Maninchedda che aveva rinunciato per dissensi politici a fare marcia indietro accettando l’indicazione come relatore tecnico, prima volta nella storia dell’autonomia.
Quello di Mario Diana è un vero capolavoro britannico di ironia o di cattiveria democristiana nei confronti della sua maggioranza se non fosse una cosa seria la situazione e, soprattutto, la storia di questi due anni contrassegnati dall’atteggiamento remissivo, silenzioso e subalterno di questi mesi della Giunta Regionale, e bugiardo nei confronti dei sardi, di La Spisa e Cappellacci in primis, nella vicenda del rapporto con lo Stato.

Occorre dirci la verità e dirlo ai cittadini.
La domanda è se sia utile e politicamente intelligente accettare il confronto in commissione paritetica, quando anche il presidente della Corte dei Conti sostiene in commissione bilancio che non sia necessaria alcuna norma interpretativa.
La domanda è se sia comprensibile a qualcuno la scelta di non ricorrere alla corte costituzionale di fronte alle approvazioni di tre documenti finanziari in due anni con la sottrazione certificata delle entrate fiscali previste dall’art.8 senza alcuna reazione altro che intransigenza…
La domanda è come si fa a pretendere di approvare una legge finanziaria di fronte al fatto che la proponi senza prevedere una copertura per il mostruoso disavanzo della sanità dell’anno in corso e quello potenziale successivo, in assenza di modifiche strutturali (o politiche) di quel sistema, che ti sei impegnato solo ad occupare militarmente.
Oppure come la domanda è se si può approvare una finanziaria chiedendo che contenga l’autorizzazione al mutuo Bei per la Sassari-Olbia, quella stessa strada che ieri sera il vicecoordinatore del Pdl Nizzi dava per approvanda in sede di Cipe, per la ottava volta in 18 mesi.
Oppure e soprattutto come si può pretendere di approvare una manovra finanziaria quando le entrate nette corrispondono al massimo alle spese vincolate per legge e che forse molte, o la totalità, leggi di settore non potranno neanche essere rifinanziate.

Allora parliamo dal dato globale.
In questi due anni alla Sardegna mancano, e quasi tre già sarebbero stati già nel mercato, economicamente e finanziariamente oltre 5 miliardi di euro. Ne mancano oltre 2,2 dalle entrate fiscali che lo Stato deve devolvere all’isola, mancano perché sono trattenute nelle casse del ministero dell’economia la quota di 2,7 milioni di fondi Fas programmati specificamente dalla Sardegna dei 64 originariamente disponibili per l’Italia destinati alle aree del Paese in ritardo di sviluppo. Mancano poi i fondi non disponibili finanziariamente per i comuni e le province perché vincolati dal patto di stabilità non ridiscusso dalla Regione con il Governo e, soprattutto, mancheranno dai bilanci del 2011 e 2012 altri 700 milioni in due anni dei trasferimenti dello Stato agli enti locali tagliati con la manovra correttiva del luglio 2010.
Più di 5 miliardi oltre ai tagli per 700 milioni che rendono più grave e più dannosa la condizione economica degli enti locali e della Regione.

Parliamo di questi 700 milioni. Nel luglio scorso, su richiesta, anticipata dal centrosinistra e sempre negata nei mesi precedenti da Tremonti il Governo vara una manovra correttiva da 24 miliardi di euro di cui 10 di maggiori entrate per la lotta all’evasione fiscale, con la reintroduzione di strumenti che erano stati cancellati con l’avvio del Governo Berlusconi.
Ma il nocciolo duro della manovra era nel taglio lineare del 10% ai ministero, nella riduzione delle indennità ai ministri e ai sottosegretari (10% anche li), nel rinvio del pagamento del tfr agli statali e in un taglio di quasi 7 miliardi di euro nel 2011 e nel 2012, quasi tutto incentrato sugli enti locali. Anzi a ben vedere le cifre i tagli agli enti locali finanziano nel 2011 circa 400 milioni di maggiori spese previste dal Governo.

Gli effetti del taglio su comuni, province e regioni e soprattutto in Sardegna sono importanti ma passano in parte sotto silenzio perché i loro effetti si dispiegano 6 mesi dopo. Oggi i bilanci dei comuni mostrano in tutta la loro crudezza gli effetti di quei tagli e forse rendono ottimistiche le previsioni sugli effetti procapite della manovra per i cittadini. Perché, come abbiamo denunciato, se si tolgono le spese fisse e vincolate dei comuni, per il personale in particolare, il resto sono politiche sociali, servizi ai cittadini e manutenzioni.
E mentre gli enti locali pagano la manovra la spesa pubblica centrale aumenta negli ultimi due anni e in un solo mese (quello di novembre con i dati allarmati della Banca d’Italia)il debito pubblico cresce di 20 miliardi di euro. Già oggi ciò che noi paghiamo per gli interessi di questo debito vale il costo dell’intero sistema scolastico.
Il Governo più federalista della storia del Paese che punisce le autonomia locali e aumenta la spesa ministeriale e ripaga chi spende male nei territori come Roma e Catania.

Se c’è una cosa che fa bene il Governo Berlusconi è invece sottrarre al Sud per dare al Nord. Non si tratta solo delle decisioni sul fondo unico dell’Università dove sono bastati la modifica dei criteri per spostare lungo l’autostrada del Sole in direzione nord il 20% dei finanziamenti complessivi.
Si tratta di dare un occhiata alla fine che hanno fatto i fondi Fas destinati in maggioranza al Sud, per vedere che molti sono stati già spesi non solo per coprire il taglio dell’Ici e i debiti dell’Alitalia ma per piccole o grandi cose che vanno da Roma in su.
Ecco perché i fondi Fas destinati all’isola non ci sono e non sarà facile recuperarli.

Poi c’è la riscrittura dell’articolo 8 avvenuta con la grande mobilitazione unitaria del 2005-2006 che nasceva da una iniziativa di verifica promossa dall’assessorato guidato da Francesco Pigliaru e che aveva fatto emergere, con riconoscimento del dato da parte della ragioneria generale dello Stato, che la Sardegna aveva ricevuto molto, molto meno del dovuto per Irpef e Iva, tra il 1991 e il 2004. Un ammontare attualizzato del valore di 5 miliardi di euro, un vero e proprio piano di rinascita ordinario, non aggiuntivo.
Un riconoscimento che aveva portato alla migliore definizione dell’articolo 8, con un recupero negli anni delle somme non attribuite alla Sardegna, per incuria nella manutenzione di norme legislative così fondanti. Aggiungo che sono le stesse che oggi dovrebbero garantire il modello del federalismo fiscale proposto e quindi quanto siano deboli di fronte ad un Governo sleale.
E in quel contesto la programmazione dei fondi Fas, il finanziamento della Sassari Olbia, i finanziamenti per il G8 alla Maddalena come avvio di una riconversione della economia post servitù militari, rappresentavano forme di compensazione e di sostituzione della procedura dell’articolo 13 che pure restava in piedi formalmente.

Questa partita è oggi fortemente in bilico per errori e subalternità dell’attuale Giunta oltre che per furbizie del Governo che non ha tasche larghe che gli permettano di rispettare i patti, senza fare scelte puntuali, soprattutto di fronte alla scelta già fatta di tagliare le autonomie locali, senza il coraggio di tagliare le spese centrali.

Il sindacato in questi mesi ha sollevato costantemente il tema della vertenza entrate, arrivando a proclamare una manifestazione generale i 5 febbraio scorso e ponendo in mora ripetutamente la Giunta Regionale e il Governo, anche stamane abbiamo salutato il sit in promosso da CGIL CISL e UIL, mantenuto anche dopo l’incontro con il Presidente della Giunta di ieri mattina, perché non sono bastate le assicurazioni generiche prive di supporto reale.

La preoccupazione del sindacato, come delle forze economiche, che noi facciamo nostra, è che con la crisi che ormai morde l’isola da due anni le minori risorse strutturali, i tagli agli enti locali e le entrate fiscali trattenute dallo Stato connesse ad una gestione economica delle partire più grandi assolutamente inadeguata, dalla sanità all’acqua, per citare due fattori di grandi dimensioni nella modulazione del bilancio, conducano inesorabilmente l’isola ad un impoverimento radicale.
Non siamo nelle condizioni di affrontare la crisi in condizioni strutturali adeguate, e ancora meno se contemporaneamente diminuiscono le entrate dovute perché sottratte dalla Banda Bassotti del Governo e perché le spese sono fuori controllo per l’imperizia di dilettanti alla guida dei più importanti assessorati.

Per di più è costante il tentativo della Regione di mantenere o riaccentrare funzioni delegate alle province e ai comuni. L’ultimo episodio è quello della stabilizzazione degli operatori dei servizi all’impiego con una modalità che ministerializza la struttura regionale togliendo funzioni ai servizi locali ma quello più eclatante è il potenziamento costante dell’assessorato al bilancio di La Spisa che concentra su di se tutto ciò che riesce a sottrarre agli altri per poi utilizzarlo per comuni amici o per amici e basta.
L’accentramento della spesa dei fondi europei e di quelli non può più continuare quel modello che assegna ai comuni amici e non per reali esigenze e che priva di funzione e ruolo i territori rendendoli subalterni. Su questo, avvertiamo subito la Giunta, non c’è problema di quantità di risorse e di entrate sono scelte fondanti sui quali, siamo convinti, il consiglio come tale deve esprimersi e confidiamo che facendolo liberamente, tagli le unghie dell’emulatore di Tremonti.

La discussione che si aprirà nei prossimi giorni sulla finanziaria si scontrerà con il necessario chiarimento pregiudiziale sul fronte delle entrate, per evidenziare se una finanziaria esiste o se si parla solo di una manovra virtuale ingessata nelle spese vincolate. Questo è il primo grande tema, fondamentale sia sul versante delle entrate fiscali, sia sul fronte dei fondi per le infrastrutture, sulle prospettive reali che le risorse del Fas in qualche forma o in qualche dimensione arrivino e quali priorità debbano essere poste, se quelle esistenti debbano essere modificate.

In secondo luogo esiste il tema della risposta alla crisi e della prospettiva che è legato alla presenza o meno di risorse ma che ha anche il tema della qualità della spesa che deve essere definito e verificato come va valutato il tema dell’integrazione dei tagli che i comuni e le province hanno avuto sui trasferimenti statali, anche come strumento di risposta immediata alla crisi.
Infine occorre sviluppare una iniziativa forte che costringa la Giunta ad andare oltre le affermazioni generiche, da cartello “stiamo lavorando per voi” sul tema del federalismo fiscale, che in ragione delle modalità con le quali la crisi politica si è sviluppata, subirà una accelerazione e porterà a decidere molto del destino dell’isola.