partito democratico                                      della sardegna
Quel pasticciaccio della Statutaria

     Nei giorni scorsi (21 ottobre 2007) si è svolto qui in Sardegna un referendum popolare per la Legge statutaria. In teoria avrebbe dovuto essere un referendum confermativo analogo a quello indetto per le modifiche costituzionali fatte dal Governo di centrodestra di Berlusconi e bocciato a furor di popolo (italiano) nel 2006.
     Ricorderanno gli Italiani che malgrado non fosse previsto un quorum per il referendum confermativo nazionale sulla nuova Costituzione di Berlusconi, oltre il 50% degli elettori si recò alle urne. La Legge del nuovo Statuto della Regione autonoma della Sardegna era già stata votata ed approvata dal Consiglio regionale nel marzo 2007 con una maggioranza inferiore ai due terzi. 19 (diciannove su 85) Consiglieri regionali hanno chiesto il referendum confermativo previsto in base ad una Legge regionale del 2002, ossia emessa da un Consiglio regionale diverso da quello che aveva discusso ed approvato il nuovo Statuto. Questa legge del 2002 prevedeva un quorum del 33%. Ossia il referendum sarebbe stato valido solo se almeno un terzo degli elettori fosse andato a votare. Due comitati uno per il e l’altro per il NO si sono dati battaglia per molti mesi tra l’indifferenza del pubblico elettore.
  • Il comitato per il NO (centrodestra e sinistra estrema) sosteneva che il nuovo Statuto dava troppi poteri al Presidente della Giunta regionale e lasciava tutto all’arbitrio di un presidente dispotico;
  • Il comitato per il negava tutto ciò ed indicava i pregi della Legge. Ad esempio che per la prima volta in Italia qualcuno si era dato la pena, seppure a livello locale, di definire (e regolamentare) il conflitto di interessi.
         La diatriba è andata avanti ad oltranza fino a quando il Presidente della Giunta dottor Soru (stanco di un referendum sulla sua persona) non ha deciso di sfilarsi ed appena sotto la data della votazione ha dichiarato che la Legge statutaria era stata votata da Consiglio regionale e non dal solo presidente Soru (No al referendum pro o contro Soru).
         In ogni caso il pubblico ha clamorosamente mancato di appassionarsi alla discussione ed ha disertato le urne. Il quorum, anche se assai basso, non è stato neppure avvicinato in quanto i votanti sono stati il 15,57% degli aventi diritto.
         A questo punto è comparso un esercito di esperti di diritto che hanno continuato la discussione sul piano della comicità pura.
         Lo scrivente di questo pezzo non è tra questi esperti di diritto, ma è uno che avrebbe tanta voglia di fare pagare a quei 19 Consiglieri regionali le spese (pare 10 milioni di euro) di una operazione inutile, infantile ed impropria.
         La Corte d’appello di Cagliari è stata chiamata a decidere la validità del referendum invece s’è limitata ad inviare un quesito alla Corte costituzionale per vedere se è legittimo il quorum posto per questo referendum. Come si legge sul pezzo di Giorgio Melis nel sito www.altravoce.net: Tutto alla Consulta, bocciato il Consiglio-pasticcio 2002, non la Statutaria: contro-golpe sui referendari, Soru indenne.
  • Un primo aspetto comico sta nel fatto che a nessuno dei due comitati(forniti entrambi di una ricca pletora di costituzionalisti e di docenti universitari di diritto amministrativo) è venuto in mente di discutere questo punto prima di buttar via 10 milioni di euro;
  • Un secondo aspetto sta nel fatto che legge statutaria e modalità del referendum fanno parte di due distinte operazioni fatte da due Consigli regionali diversi. Viene il sospetto che abbiano voluto rispettare l’insegnamento evangelico non sappia la tua destra quel che fa la tua sinistra;
  • l'iniziativa è infantile in quanto con il referendum s'è voluto ritardare l'approvazione della legge puntando i piedi come fanno i i bambini;
  • é impropria in quanto questo referendum è apparso ai più (compreso lo scrivente) come abrogativo di una legge votata a maggioranza semplice.
         A nessuno, in Consiglio regionale, è venuto in mente di rimboccarsi le maniche e di rifare la Legge (stavolta con una maggioranza assai più alta che non dia adito a una ventina scarsa di pubblici amministratori di buttar via i soldi del pubblico)? Anche perché questo stesso pubblico potrebbe chiedersi che cosa ci stanno a fare i Consiglieri regionali ed a che titolo incassano i lauti stipendi che si sono attribuiti.

         vi invitiamo a visitare il sito www.angeloaquilino.it

  • 03/11/2007     -     Angelo Aquilino

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