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Negli ultimi anni 1960, un’associazione di studiosi di valore mondiale, passata alla storia con il nome di “Club di Roma”, aveva studiato i fenomeni collegati con il progressivo esaurimento delle materie prime sul pianeta, già allora sensibile, ed il contemporaneo crescere dei consumi per via dell’aumento della popolazione sul pianeta. Venne fuori un quadro sconfortante tanto che molti chiesero l’intervento dei governi per adottare un altro modello di sviluppo (sviluppo sostenibile). ll “Club di Roma” fu fondato nell'aprile del 1968 dall'italiano Aurelio Peccei e dallo scienziato scozzese Alexander King, insieme a premi Nobel, leader politici e intellettuali, fra cui Elisabeth Mann Borgese. Il nome del gruppo nasce dal fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell'Accademia dei Lincei alla Farnesina. È una associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d'affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato di tutti e cinque i continenti. La sua missione è di agire come catalizzatore dei cambiamenti globali, individuando i principali problemi che l'umanità si troverà ad affrontare, analizzandoli in un contesto mondiale e ricercando soluzioni alternative nei diversi scenari possibili. In altre parole, il Club di Roma intende essere una sorta di cenacolo di pensatori dediti ad analizzare i cambiamenti della società contemporanea. Conquistò l'attenzione dell'opinione pubblica con il suo “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, pubblicato nel 1972, il quale prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente del petrolio. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. Molti politici e pseudo scienziati hanno impiegato molto tempo e fatica a cercare di attaccare e di smentire le previsioni contenuto nel libro della Meadows “Rapporto sui limiti dello sviluppo” con il risultato che nulla si è fatto per migliorare la situazione del pianeta. Adesso i limiti dello sviluppo non sono posti solo dalla fine prossima delle materie prime, ma anche dalle variazioni climatiche determinate dall’accumularsi nell’atmosfera del pianeta di gas più densi dell’aria (soprattutto anidride carbonica) che trattengono il calore del sole (raggi infrarossi) sulla superficie del pianeta determinando un aumento della temperatura media con conseguenze disastrose, sul regime dei venti, delle correnti marine sulle piogge eccetera. Il protocollo di Kyoto, firmato da molte nazioni alla fine degli anni 1990, è stato in larga misura disatteso ed addirittura non ratificato dagli USA di Bush jr. La corsa alle energie alternative (e pulite) non è molto veloce, il che non ci induce a molte speranze. Anche il quadro politico mondiale è brutto assai, per via del fatto che esiste la religione unica dello sviluppo a tutti i costi ed un modello unico di esso basato sulla crescita dei consumi e del saccheggio delle materie prime. Impressiona anche il numero smodato di politici ed uomini di governo che continuano ad appoggiare gli interessi delle multinazionali del petrolio (sto parlando di Bush jr e del vicepresidente degli USA). Il fatto che, ancora adesso, la situazione di guerra e pace dipenda dal controllo dei pozzi petroliferi o dal percorso degli oleodotti, non induce a molte speranze. Le multinazionali del petrolio farebbero bene ad investire una parte dei molti soldi che hanno fatto con il petrolio per finanziare le ricerche sulle tecnologie per la produzione di energia pulita. A lungo andare si potrebbe rivelare un affare assai migliore e di più lunga prospettiva. Il petrolio, infatti, è sempre più raro e sempre più caro e la sua combustione è un vero disastro. Forse il disastro climatico è l’unica previsione che il “Club di Roma” non ha fatto per l’assenza, in quel tempo, di modelli matematici per affrontare il problema che non aveva ancora annunciato una possibilità di presentarsi. Alla domanda del titolo la risposta è negativa: non esiste alternativa alle energie alternative! La prossima corsa produttiva e commerciale dovrà essere rivolta verso le tecnologie dell’idrogeno, il fotovoltaico, l’eolico, ed in prospettiva più lunga alla fusione nucleare. vi invitiamo a visitare il sito www.angeloaquilino.it |
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17/08/2007
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Angelo Aquilino
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