| partito democratico della sardegna |
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Caro assessore Dadea, ho letto con attenzione l’accorato appello all’unità del Pd e del centrosinistra tutto, pubblicato sulla “Nuova Sardegna” dello scorso quattro dicembre. E concordo: le spaccature nella maggioranza regionale e soprattutto nel nuovo Partito democratico appena nato esistono, eccome. Ma non è problema dell’ultimo periodo. Bisogna risalire alla fine 2003 per ritrovare i veri motivi di questi disaccordi, a quando proprio Antonello Cabras (ironia del destino) propose Renato Soru come candidato alla presidenza della Giunta, portandolo poi da Piero Fassino per la benedizione laica di investitura. Fu lì che una grossa parte politica della coalizione di centrosinistra si mostrò titubante e presagì i problemi di incomunicabilità che oggi stanno emergendo con forza disgregatrice. E toccò proprio a chi si dimostrò diffidente verso Soru di dover ingoiare il rospo e di votarlo alle elezioni della primavera del 2004, dimostrando altissimo senso di responsabilità. Quella grossa parte dell’attuale Pd evitò di fare guerre intestine in prossimità delle consultazioni regionali e di buon grado incrociò le dita inchinando il capo. I sostenitori di Soru gridarono con ritrovato entusiasmo al rinnovamento, ed in nome dell’antipolitica iniziarono a fare un nuovo tipo di politica. Che possiamo brevemente così riassumere: 1) comanda solo Soru; 2) chi non è d’accordo con Soru verrà immediatamente licenziato; 3) solo le idee di Soru sono quelle giuste, le altre sono sbagliate. Chiediamoci: ma è questo il modo di fare politica? E’ questo il rinnovamento preannunciato? E’ comandando unilateralmente dall’alto che si presta attenzione alle esigenze della gente? ... Il vero problema è che con l’arrivo del Governatore Soru alla Regione i già sgangherati meccanismi burocratici hanno addirittura smesso di funzionare. Quando si va negli uffici regionali, per chiedere conto di qualche filone finanziario, alla fine il dirigente di turno ti guarda sconsolato ed ammette: «… questa partita ce l’ha in mano Soru e solo lui può decidere». Col risultato che l’apparato burocratico, già di per sè stesso lento e parassitario, oggi ha persino trovato la scusa per non far più niente, tanto “solo il Governatore è autorizzato a prendere decisioni”. Decisioni che chiaramente non possono essere messe tutte in mano di una sola persona. Un bravo manager infatti deve riuscire a far funzionare un meccanismo, ad esempio complesso come quello regionale, non può pensare di sostituirsi ad esso! Qualcuno vuole delegittimare il Governatore? Semmai è vero il contrario. E’ il Governatore che cerca di delegittimare i politici. Ma chi amministra soldi e beni pubblici, caro assessore, è un politico. Ed essere politico non è una colpa ma un merito, se lo si fa con correttezza ed onestà. Se oggi le cose vanno male e la gente è scontenta, non è per il lauto stipendio che va ai politici di alto livello, ma perché a quello stipendio non corrisponde una prestazione di ugual livello. E questo avviene perché per l'irresponsabilità di qualche ladro viene criminalizzata tutta intera la classe politica, la quale viene sostituita con sprovveduti dell'ultima ora che fanno solo danni, mentre proprio in momenti di sbandamento come questi si sente forte il bisogno di politici esperti e capaci, in grado di indirizzare le strategie in modo corretto. Infatti da un certo periodo di tempo in qua ad amministrare la cosa pubblica mettiamo molto spesso gente inesperta, che non ha mai fatto politica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. In ogni settore l’esperienza e le referenze sono un titolo di merito: meno che in politica, dove il venire da lontano è diventato sinonimo di disonestà. Perché? I sardi, gente intelligente, hanno scelto alle primarie del Pd Antonello Cabras, senatore e capitano di lungo corso, così come in campo nazionale è stato indicato Walter Veltroni, non certo un novellino della politica. La gente sta incominciando a capire che rinnovamento non vuol dire farsi gestire da un personaggio semplicemente nuovo o giovane, che promette mari e monti, sprovvisto delle capacità e delle competenze per farlo. Se il politico di turno è un disonesto, non lo si voti più e se ci sono delle evidenze giudiziarie ci pensi la Magistratura a perseguirlo. Ma per favore si mandi a far politica i politici, non gli illusionisti alla Beppe Grillo dotati solo di buona volontà. Siamo riformisti, è vero. Ed è giusto riformare i meccanismi che non funzionano o che possono migliorare. Ma proprio c’è qualcosa che non capisco, per esempio nella battaglia in voga contro i Consorzi industriali. … e costano troppo, … e gli stipendi degli amministratori sono alti, … e servono per sistemare qualche politico, e via dicendo. Ma queste sono solo considerazioni da qualunquista. Sono considerazioni valide per tutti gli Enti pubblici, iniziando proprio dalla Regione. Se abbiamo motivi validi per sostenere che qualche dirigente dei Consorzi industriali non faccia il suo dovere, lo si mandi a casa, senza indugio. Ma puntare il dito verso questi Enti pubblici, senza esplicitarne le motivazioni, è un non senso. Dire che un Presidente di Consorzio ci sia da troppi anni non vuol dire proprio nulla. Se negli accordi politici si trova la convergenza su un nuovo Presidente che possa far supporre di essere migliore dell’altro, lo si nomini. Ma chiedere di mandare a casa qualcuno solo perché c’è da troppo tempo, è una cosa inconcepibile, soprattutto se è in possesso di doti e capacità manageriali. Ci vogliamo dimenticare quanto di buono hanno fatto i Consorzi industriali e quanto invece non ha fatto mamma Regione? Chiunque lo può vedere: sbarcando ad Olbia troviamo una Zona industriale ormai satura, cresciuta a dismisura in poco più di una ventina d’anni, con aziende che danno lavoro a migliaia di lavoratori. A Nuoro, nella zona di Pratosardo fino a pochi anni fa c’era il deserto. Guardare ora quell’area industriale in piena attività ha dell’incredibile. Forse proprio dalla Z.I. di Cagliari ci si aspettava uno slancio maggiore, ma i risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti. Se c’è in Sardegna un sistema di Enti che ha funzionato bene, questi sono proprio i Consorzi industriali. … o preferiamo paragonarli alle Province, alle Comunità montane, ai Comprensori, e via dicendo? Chi è mancata, e continua a mancare in Sardegna è proprio la Regione autonoma, che programma male, restituisce soldi non spesi, non dà indirizzi, non regola e non governa … a meno che non si consideri una regola il blocco generalizzato dell’edilizia di tutta la fascia costiera, attuato col PPR. Ottantotto pagine di norme per decidere che non si deve più costruire. Bastava un solo articolo se fosse stato solo per questo! Io gradirei sapere perché l’ambiente debba per forza essere tutto più bello senza edificazione. Chi lo ha deciso? L’ambiente è bello se sono chiare le regole per gestirlo e proteggerlo. Bloccare l’edificazione non vuol dire proteggere automaticamente l’ambiente, né renderlo più attraente. Poi, quasi a voler fare ironia, potremmo chiederci perché l’albergo o il villaggio turistico sì, e la villa no! Ma meglio non approfondire. Cosa vuol dire poi chiedersi se si sta “dalla parte del cambiamento oppure della conservazione e della restaurazione”? Tutto è relativo, perbacco. Per alcuni il cambiamento salutare, ad esempio, potrebbe essere rappresentato dal rinnovo immediato della classe dirigente regionale che non dà ascolto a nessuno, snobba le esigenze di base, guarda con sufficienza i cortei dei lavoratori. Chi l’ha mai detto che Soru e i suoi forzosamente fidati assessori guardano gli altri posizionati dalla parte giusta? Il giusto in politica non esiste: esistono invece i fatti. Ed il rischio, freudianamente evidente nell’appello, è che questa Giunta regionale, partita con idee bellicose, alla fine consegni il governo dell’isola al centrodestra semplicemente perché alla conclusione dei cinque anni rischierà di non aver prodotto nulla di veramente utile per la sua popolazione. L’ultima ciliegina è la battaglia contro la Tirrenia. Mi sembra di sentire mio padre quando, sorridendo sornione sotto i baffi, mi diceva: “Una volta tutti si affannavano per traghettare da Golfo Aranci con i Traghetti FS, perché più economici. Poi i politici hanno chiesto l’equiparazione delle tariffe, e le Ferrovie le hanno alzate al livello di quelle della Tirrenia”. Chi ha votato Soru alle regionali del 2004 senza esserne d’accordo, oggi si è parzialmente preso una sorta di rivincita alle primarie, recuperando i valori tradizionali della politica, quella seria, onesta, etica. Quella di cui si ha bisogno. Se ciò è accaduto, forse Soru ed i suoi sostenitori hanno sbagliato in qualcosa. Speriamo che se ne rendano conto, ed ora che sono in minoranza dimostrino lo stesso senso di responsabilità avuto dalla parte antagonista in occasione delle elezioni regionali. |
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05/12/2007
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Giovanni Corrao
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