| partito democratico della sardegna |
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Caro sig. Mulargia la ringrazio per aver replicato al mio articolo del cinque scorso. Sa, a volte si scrive qualcosa e si resta nel dubbio: l'avranno letto, sarà stata esauriente l'esposizione del messaggio? Vedo che qualcuno mi ha letto, ma forse non sono stato sufficientemente chiaro nell'esposizione. Proverò ad esserlo con l'approfondimento di alcuni concetti, e ricorrendo anche ad un episodio realmente accaduto. Durante il mio lavoro professionale mi sono imbattuto nella soc. Rilter, del Consorzio CO.G.I., una grossa società di Bari che anni fa ebbe da parte del Ministero delle infrastrutture la Concessione per studiare il S.I.D. (Sistema Informativo Demanio marittimo), ovvero l'andamento della fascia costiera italiana, e di ritracciare la linea demaniale. C'è infatti lungo i litorali una striscia di terra, chiamata appunto fascia demaniale marittima, di esclusiva proprietà demaniale, cioè pubblica, non usucapibile, che confina da una parte con la battigia dall'altra con questa linea virtuale, della quale con gli anni era stata persa traccia. Con l'aiuto di vecchie mappe, appositi voli, rilievi sul posto e censimento dei beni ivi presenti, si è arrivati alla perfetta identificazione di un bene preziosissimo per la collettività. Il fatto è di straordinaria importanza, tant'è che il non rimpianto Ministro Tremonti, che a dispetto del suo cognome si occupò della vicenda, disse al riguardo che cedendo in concessione le coste avrebbe potuto risanare l'intero deficit pubblico. Questo naturalmente non era vero, ma c'è in quell'affermazione un fondo di verità. Infatti con la identificazione univoca della fascia demaniale marittima si sono scoperte molte cose. Intanto che quella sarda è di proprietà dello Stato, mentre quella siciliana, tanto per fare un esempio, è di proprietà regionale. Poi che ci sono edifici, ville, stabilimenti, ecc., che non sono più di proprietà di chi li ha costruiti, ma di esclusiva appartenenza demaniale. Chi era convinto di avere la casa a venti metri dal mare potrebbe oggi accorgersi di non esserne più il proprietario. Ci sono anche casi di unità immobiliari a cavallo di detta linea demaniale, dove ad esempio il salone fa parte della fascia demaniale e le camere da letto sono rimaste di proprietà privata. Al riguardo ho stimato la possibilità di dare lavoro almeno a cinquanta giovani per gestire tale fascia in outsourcing, cioè creando un ufficio privato su mandato regionale per riscuotere i canoni di concessione, importi di tutto riguardo che rimpinguerebbero le casse regionali, pagati da chi vuol mantenere se non la proprietà in fascia demaniale almeno l'utilizzo. Così stanno facendo le altre regioni italiane. Allora mi sono messo al lavoro per tentare di far capire l'importanza della questione, sia dal punto di vista economico, come detto, sia dal punto di vista politico. Infatti il Governatore Soru, con grande risalto d'immagine, avrebbe potuto anche aprire un contenzioso con lo Stato italiano per farsi attribuire la proprietà della fascia demaniale e far diventare così, noi sardi, effettivamente proprietari delle nostre coste. Mi sono quindi recato negli uffici dell'Assessorato all'urbanistica per capire a che punto era la questione. Risposta: "in mano a Soru". Non mi perdo d'animo e mi rivolgo alla segreteria dell'Assessore GV Sanna, per giunta collega ingegnere. Nonostante le mie insistenze, non sono riuscito a parlare col capo dell'Urbanistica. Continuo a non perdermi d'animo. Forte (si fa per dire) della mia carica di Presidente dell'Unione comunale di Cagliari dei Ds tento di parlare col mio segretario regionale. Niente da fare. Per riuscire a parlare con Calvisi, dopo mesi di attesa, son dovuto ricorrere ad un comune amico "sardista" di Olbia. Ma non credo che la mia proposta sia stata ben capita. Faccio allora l'ultimo tentativo, e punto direttamente alla segreteria del Governatore. Anche qui, dopo vari viaggi a vuoto, niente da fare. Mi consigliano però di illustrare la questione con un'e.mail. Mi sono sentito preso ancora una volta in giro, ma per scrupolo ho inviato il messaggio elettronico. Naturalmente nessuna risposta al riguardo. Come vede sig. Mulargia, quando dico che la base non è ascoltata ho seri motivi per affermarlo. Io, dal basso, ho solo avanzato una proposta che giudicavo e giudico tutt'ora di una certa importanza: ma nessuno mi ha ascoltato. Potrei anche continuare, ma mi fermo qui. Voglio comunque farLe sapere che le considerazioni espresse dal sottoscritto sono state sempre dettate da motivazioni prettamente politiche e dalla necessità di percorrere noi tutti corrette strategie ispirate ai principi delle ideologie di centrosinistra. Mai per astio. Nè per interesse. Io per gestire il sito dei Ds di Cagliari, www.ds.cagliari.it, otto anni di lavoro, non solo non ho avuto un centesimo in cambio, ma nessun incarico di nessun genere, e pago anche le spese connesse al mantenimento del dominio. Perchè vede, caro signore, quello che può sembrare uno sfogo in realtà è semplice ribellione. Ribellione ad un modo di governare, che sembra aver preso in prestito alcuni metodi di governo utilizzati dai paesi monocratici. Ribellione ad una Regione senza orecchie per ascoltare. Ribellione contro chi, con estrema presunzione, si è arrogato il diritto di decidere per gli altri. Dover rinunciare ai propri diritti politici, senza poter dire la propria, senza essere ascoltato e ricevuto, lasciando che qualcun altro decida per tutti, altro non è che il sistema fascista. Ma se l'allusione può sembrare diretta solo al vertice regionale, così non è. Infatti la mia reazione all'appello di Dadea è soprattutto destinata a chi si è messo al completo servizio di Soru e gli ha consentito di spadroneggiare in lungo ed in largo. Se ad esempio gli assessori regionali, invece di farsi decimare uno alla volta, avessero seguito l'esempio dei moschettieri, "Uno per tutti, tutti per uno", avrebbero potuto far fronte comune per garantire il rispetto della propria dignità, e di quella dei sardi. Persino in occasione delle primarie per la scelta del segretario regionale del Pd c'è stato l'assalto alla diligenza di Soru, credendo che avrebbe comunque vinto l'ampia e democratica consultazione. Così non è stato. E non mi si venga a dire che il voto di qualche sconsiderato di centrodestra ha condizionato la consultazione. Nè che sia stata una questione di apparato: che era comunque spaccato sulle due candidature. Queste sono stupidaggini. La realtà è che Soru è partito nel 2004 col completo consenso del centrosinistra. In tre anni ne ha perso oltre il 50%: nel 2009, di questo passo, avremo una Giunta regionale di centrodestra. E' questo il rinnovamento auspicato? |
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09/12/2007
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Giovanni Corrao
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