partito democratico                                      della sardegna
Il futuro dell'Unione

     Forse siamo stati i primi, nell'articolo del 24 novembre scorso "I perché dei perché" ad ipotizzare l'accordo tra Berlusconi e Veltroni sulla nuova legge elettorale. All'epoca non se ne vociferava neanche in Parlamento. Infatti il 29 dello stesso mese all'aeroporto di Fiumicino, alla tesi dell'accordo l'on. Luigi Cogodi, di rientro in Sardegna dai lavori parlamentari, replicava con un "non è possibile" netto e definitivo. In sostanza fino al giorno prima dell'ormai famoso incontro tra Veltroni e Berlusconi nessuno ipotizzava quello che poi è chiaramente emerso dai fatti: cioè l'esistenza nel Pd di una proposta di modifica della Legge elettorale, non concordata con i partners dell'Unione, ma probabilmente con Berlusconi sì.
     A quel punto il gioco era chiaro e le reazioni non si sono fatte attendere. Sotto questo aspetto persino l'uscita di Bertinotti, sembrata inizialmente sproporzionata, ha assunto le sembianze di uno sfogo legittimo. Rifondazione comunista, la formazione in grado più di altre di determinare la politica del Governo, si era trovata improvvisamente in braghe di tela.
     Ma c'è ancora qualcosa da dedurre dalle dichiarazioni che ogni giorno vengono date alla stampa. Soprattutto una di queste deve far riflettere, cioè la richiesta incessante di elezioni anticipate rilanciata ossessivamente da Berlusconi. Dobbiamo allora chiederci: c'è anche un accordo in tal senso? Ovvero: è possibile che Berlusconi abbia accettato il patto elettorale solo in cambio di una data certa per le elezioni anticipate?
     Bè, per il Cavaliere non c'è dubbio: riuscire a concordare la scadenza anticipata della legislatura equivarrebbe ad un terno al lotto. Ma per Veltroni? Possibile che non ne abbiano discusso in sede riservatissima?
     Noi, aiutandoci un pò con la fantasia, un pò con la logica, dovremmo essere in grado di arrivare alle stesse conclusioni a cui è giunto il nuovo leader del Pd. Il quale, dopo aver chiarito l'impossibilità di poter continuare sul filo di lana soprattutto al Senato, con gli alleati dell'Unione in permanente subbuglio, ed avendo trovato una sponda da parte del Silvio nazionale, ha studiato i possibili rischi causati da un accordo elettorale tra Pd e nuova formazione berlusconiana.
     Il primo rischio sarebbe stato quello del crollo improvviso della legislatura. Ma Berlusconi, con l'uscita inaspettata contro gli ex alleati, ha fatto chiaramente capire di essere sicuro che il crollo della legislatura non sia immediato e che farà di tutto per consentire l'approvazione della nuova legge elettorale. Una volta approvate le nuove norme elettorali, la fine anticipata della legislatura sarebbe stato un fatto automatico.
     Per il centrosinistra i rischi sono stati maggiori. I partiti alleati del Pd infatti, una volta resisi conto della possibilità di perdere improvvisamente il potere interdittore, avrebbero potuto immediatamente condannare il Governo Prodi, causandone l'immediato crollo. Questa eventualità, col governo in crisi, avrebbe reso anche vano l'accordo intervenuto sulla legge elettorale tra Pd e Pdl. E' possibile che Bertinotti, Mastella, e via dicendo ci abbiano riflettuto sopra, ma non hanno aperto la crisi. Perché?
     Intanto con l'Unione in frantumi, a neanche due anni dall'insediamento, il centrodestra avrebbe vinto facilmente le elezioni. Poi il partito responsabile del crollo del Governo non avrebbe più potuto far parte della coalizione di centrosinistra candidata alle nuove elezioni. Nessuno insomma se l'è sentita di prendersi la responsabilità di far cadere il governo. Ma c'è di più: ora o mai più. O il governo cade ora, o, con la nuova legge elettorale in vigore, i partiti satelliti avrebbero solo interesse a tenere in vita la legislatura fino alla scadenza naturale, in quanto dopo conterebbero sicuramente di meno.
     Insomma l'Accordo che Veltroni avrebbe fatto con l'uomo di Arcore sarebbe stato ben studiato, ed i rischi, seppur sempre presenti in politica, ben calcolati.
     Prodi non ne sapeva nulla. La cosa è particolarmente evidente. Infatti quando è emerso chiaro il patto sulla legge elettorale, ed i partiti satelliti si sono ribellati, il Capo del Governo ha subito preso le difese di tutti i partiti dell'Unione, preoccupato dell'ipotetico crollo del Governo. Non era stato tempestivamente messo a conoscenza delle trattative sotterranee tra WV e SB perchè si sarebbe preoccupato ed avrebbe immaginato i soliti golpisti all'opera. Ma Veltroni ha agito onestamente, senza intenzione di detronizzare il Presidente del Consiglio, e finalmente, ad accordi sanciti, gli ha spiegato che tutto è sotto controllo e che, paradossalmente, ora i partiti ribelli sarebbero stati costretti a sostenerlo. Ecco il perchè della recentissima tranquillità di Prodi. Poi il "per nulla preoccupato" vuol anche significare che, in caso di elezioni anticipate, gli è stato garantito che il candidato premier per il centrosinistra (o meglio per il Pd) sarebbe sempre stato lui, e che sarebbe rimasto in carica almeno fino al compimento dei cinque anni che gli spetterebbero.
     A quando le elezioni anticipate? Probabilmente nel 2009. Ci vuole un minimo di tempo, ma soprattutto bisogna dare garanzie ai parlamentari uscenti, politiche, economiche, e rielettive. E chi farà cadere il governo? Paradossalmente sarà proprio il Pd che troverà un pretesto qualsiasi contro gli alleati (o meglio ex alleati dopo l'approvazione della nuova legge elettorale), ma solo dopo aver chiarito l'aspetto essenziale: la conferma dai sondaggi di uscire vincitori dalle elezioni.
     Veltroni, fino ad ora, ha giocato bene le sue carte. Ha dato un impulso imprevedibile ed imprevisto alla politica nazionale. Lui, politico di lunga data, sta rappresentando il rinnovamento e la giovinezza dei metodi e delle idee. Ci lascia tuttavia leggermente perplessi un accordo fatto solo con un partito che opera al di là della barricata, neanche tanto affidabile; ma siamo sicuri che il nostro Segretario saprà mantenere integra la propria appartenenza ai valori di centrosinistra. Si scorge però lontanissimo, sullo sfondo del panorama politico, un germe di accordo dei partiti di centro, Pd, Udc, Pdl. Vedremo.
     Potremmo azzardare anche qualcosa del periodo preelettorale. Si vedranno schiere di politici convergere sul Partito democratico a sinistra, e sul Pdl a destra. E sicuramente è su questo fenomeno che punta il Famosissimo di Arcore per battere l'avversario.
     Le regole giuste, in politica, come in qualsiasi altro settore, sono importantissime. Sono la vera garanzia della libertà. Per questo siamo particolarmente curiosi di vedere quale nuova legge elettorale verrà alla fine licenziata dai due rami del Parlamento.

09/12/2007     -     Giovanni Corrao

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