partito democratico                                      della sardegna
Il referendum dei dubbi

     Dopo la massiccia partecipazione popolare alle Primarie del Partito democratico appena una settimana fa, c'era da aspettarsi il bis di affluenza alle urne per il referendun confermativo sulla Legge Statutaria regionale. Invece quel misero 15% circa di partecipanti sardi ci porta a dover svolgere alcune riflessioni.
     Intanto crediamo che su una materia così delicata sia difficile per un cittadino "normale" poter esprimere un parere competente. Sono così tante le implicazioni giurisprudenziali che molto spesso anche gli addetti ai lavori esprimono giudizi addirittura contrastanti nella definizione delle linee guida. C'è anche da aggiungere che l'informazione data sull'argomento ha riguardato soprattutto un aspetto, quello più deteriore, rispetto ai vari obiettivi che perseguiva il referendum, ovvero la legittimazione, o la negazione, per il Governatore Soru di restare in carica fino alla fine della legislatura.
     Anche noi, lo ammettiamo, concentrati soprattutto sulle Primarie del Pd, e sulle implicite contrapposizioni tra candidati alla segreteria regionale, abbiamo in parte trascurato se non proprio l'argomento quantomeno la sostanza della contesa referendaria, che riguardava soprattutto l'impostazione fortemente presidenzialista voluta dal Governatore attuale, e volente o nolente accettata da assessori e Consiglio regionale della Regione.
     La maggioranza dei cittadini isolani, non volendo entrare in merito a beghe politiche troppo lontane, e non potendo esprimere un parere qualificato sulle norme contenute nella legge Statutaria, probabilmente ha pensato bene di astenersi dal prendere decisioni superficiali.
     E' anche possibile che molti di quelli propensi al "si" abbiano pensato che non andando a votare le cose sarebbero rimaste come erano. In merito abbiamo più volte sostenuto che la cittadinanza, a nostro avviso, non gradisca molto sostituirsi all'attività legislativa delegata agli eletti. Un po' come dire che ognuno deve fare il suo mestiere: e se i politici, con quello che costano, non lo sanno fare, piuttosto che chiedere in giro, farebbero meglio ad andarsene a casa.
     A conforto della tesi sopra esposta, riguardante la confusione legislativa che spesso regna sulle materie legislative più importanti, in attesa di conoscere il risultato del referendum (ad occhio e croce prevediamo la vittoria del "no"), non sappiamo neppure se quello striminzito 15% rappresenti o meno una validazione della consultazione referendaria. Questo fa capire quanto ancora ci sia da lavorare nel nostro paese per definire gli aspetti più delicati della convivenza civile.
     Con le Primarie del Pd abbiamo fatto gli italiani, adesso dobbiamo fare l'Italia.

22/10/2007 - ore 9:50     -     Giovanni Corrao

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