partito democratico                                      della sardegna
Goodbye Europa!

     Il risultato del summit fra i 27 Paesi dell'UE è senza dubbio da considerarsi una sconfitta, al di là delle dichiarazioni di circostanza che i Leader europei, Prodi compreso, si sono affrettati a rilasciare nella serata di sabato (23/06).
     La spinta propulsiva che ci si aspettava dal risultato dei referendum francese e olandese di due anni fa si è infranta sui nazionalismi opportunistici e sui veti economico politici dei vecchi e nuovi protagonisti della ribalta diplomatica europea. Anzitutto non più di Costituzione si parla, ma di Trattato, tanto blando quanto complicato e allo stesso tempo facilmente emendabile, che vanifica di fatto tutti i seppur timidi passi avanti compiuti negli ultimi dieci anni. Un Trattato che ai più è parso un modo per sottolineare ciò che NON si vuole condividere piuttosto che qualificare i tratti unificanti dell'UE.
     L'Olanda ha giocato indubbiamente il ruolo da demolitrice più convinta. Ha chiesto ed ottenuto che dal Trattato venissero eliminati tutti i simboli come la bandiera a dodici stelle, l'Inno alla gioia di Beethoven, il riferimento all'Euro come unica moneta di scambio, il motto "l'Unione nella diversità"; ha ottenuto una sostanziale rivalutazione del peso sovrano dei Parlamenti nazionali rispetto a quello europeo, ha posto le fondamenta, con il richiamo esplicito ai criteri di Copenaghen, per bloccare l'ingresso della Turchia nell'UE.
     Iperattive per nazionalissimi interessi anche le solite Gran Bretagna e Francia che, tra le altre cose, ottengono esplicitamente per iscritto che l'Alto commissario per la politica estera dell'UE non potrà sostituire i Ministri francese e britannico nel Consiglio di Sicurezza ONU. Ottengono in primis dunque che venga definitivamente abbandonata l'idea di un SuperMinistro degli Esteri UE, carica che rappresentava l'ultimo tentativo di rendere non solo economica ma anche politica e militare la realtà dell'Europa Unita.
     I famigerati gemelli Kaczynski, reggenti del potere in Polonia, riescono ad ottenere, tramite squallidi ricatti di natura numerica, sostanzialmente un trattamento molto particolare dal punto di vista economico. Insomma, una sconfitta su molti fronti, alleviata solo da qualche punto positivo rappresentato da una più vasta area di interesse normativo del Parlamento e dalla importante rivalutazione dei servizi pubblici al cittadino.
     Quello che ne è venuto fuori è comunque un quadro desolante, in cui spiccano i colori della nuova destra iperliberista europea che mira ad allontanare ancora di più Bruxelles dai cittadini europei e che fa del pragmatismo economico l'unico suo credo, incredibilmente facilitato da una preoccupante inerzia dei riformisti, troppo preoccupati ed occupati nel recupero dei consensi all'interno dei propri confini.
     Di questo passo si rischia seriamente di salutare definitivamente la visionaria idea di un'Europa unita e pacifica, così come era nella mente e nei cuori di chi all'indomani della terribile esperienza della Seconda Guerra Mondiale ha posto le basi per una nuova Europa.

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24/06/2007     -     Massimo Marini

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