partito democratico                                      della sardegna
Sinistra e democrazia nel Partito democratico

     In questo primo fine settimana d'agosto dalle colonne dell'Unità si è sviluppato un dibattito estremamente interessante sollecitato dal Ministro Bersani, in merito alla rappresentatività della Sinistra nel Pd e del reale processo democratico nella formazione degli apparati locali.
     Il campanello suonato dal Ministro è di quelli nevralgici, addirittura vitali secondo il suo stesso dire, e pone al centro del dibattito politico dei riformisti italiani quella che ha tutta l'aria di diventare una vera e propria "questione della sinistra" all'interno del nascente Partito. Secondo il Ministro, sempre abile a recepire gli umori della base, esiste il rischio concreto di una sotto-rappresentazione di una sinistra definita popolare, in particolare nei luoghi in cui la sinistra fedele al Pci/Pds/Ds è più radicata.
     Questo fenomeno come risultato di un processo di formazione degli apparati che sta assumendo in modo strisciante la forma della spartizione tra Ds e Dl dei vari incarichi da ricoprire nel nuovo Partito. Un processo deleterio che presta il fianco a quanti, a destra come al centro ma anche a sinistra, hanno più volte accusato i vertici Ds e Dl di voler creare un nuovo Partito con una semplice fusione a freddo dei due apparati di potere. Un processo che di fatto potrebbe soffocare nella culla il potenziale partecipativo di un partito nuovo non necessariamente ancorato ad ideologie del passato, orientato alle nuove generazioni e al nuovo modo di fare opinione e politica.
     E i due aspetti, quello della democrazia interna e quello della rappresentatività della sinistra, si legano fortemente nel momento in cui il dibattito locale diventa l'unica arma per difendere programmi e politiche di sinistra, al di là di quelli che sono i riformismi centripeti dei vertici del Pd. Insomma il popolo della sinistra che ha accettato la sfida del Partito democratico, con diversi mal di pancia causati proprio dalla paura di veder mortificata la propria storia, la propria cultura, la propria politica e il proprio futuro, non ha altro che la piattaforma politica per difendere le proprie prerogative ideologiche. Se dovesse mancare la reale possibilità di vedere rappresentate le proprie convinzioni attraverso un processo elettivo democratico, allora, come paventato da Bersani ma anche da Chiti e da tutti i candidati alla leadership, il rischio "mortale" del progetto sarebbe altissimo.
     Un buon punto di partenza, come suggerito dallo stesso Bersani, potrebbe essere quello di non pensare necessariamente che anche a livello locale ci debbano essere un candidato fedele a Veltroni, uno fedele a Letta e un altro fedele alla Bindi, ma, in virtù dell'organizzazione fortemente federale che il nuovo Partito si è voluto imporre, è possibile, anzi eventualmente auspicabile, una certa flessibilità nelle "fedeltà" ai vertici dei vari candidati locali, derivante da diverse problematiche da affrontare, da diverse radici culturali, da diverse personalità e sensibilità di cui si deve tener conto a livello locale.
     Per farla breve: se in Emilia piuttosto che in Toscana si dovesse candidare un leader regionale più "a sinistra" di Veltroni, ciò non deve rappresentare un problema per i vertici nazionali, né deve essere in alcun modo ostacolato da solerti funzionari locali. Stesso discorso se magari in Veneto o in Lombardia dovesse candidarsi una personalità più vicina ai moderati di Rutelli e Follini.
     Se il Partito democratico riuscirà a scongiurare con una bella e partecipata democrazia il rischio di fusione a freddo (il cui processo è però ahimé già cominciato), allora potrà realmente candidarsi ad essere la nuova guida riformista dei cittadini italiani. Se ciò non avverrà in modo convincente, se non la morte formale del partito (il Pd si farà comunque, si è oramai ad un punto di non ritorno), la morte del progetto però, sarà inevitabile.
     Intanto dalle nostre parti Soru e Calvisi hanno già incrociato le spade con un atteggiamento che non è molto lontano da una lotta di potere. Staremo a vedere.

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06/08/2007     -     Massimo Marini

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