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  Il 9 ottobre ricorre il quarantesimo anniversario della morte di Ernesto Guevara detto il Che, rivoluzionario argentino, icona del socialismo internazionale, simbolo del riscatto sudamericano. In linea con la moda storico revisionista di questi anni, anche l'immagine politica del Che deve subire attacchi un po' da tutte le direzioni.   Secondo i più moderni ed illuminati storici contemporanei, il Che è da vedere non come un soldato rivoluzionario dedito alla causa della liberazione dei popoli oppressi, ma piuttosto come un soldato sanguinario violento e spietato, un militare arrogante e per lo più perdente, idolatrato semplicemente perché incarnante un ideale di giustizia partigiana in voga negli anni '60, o nel migliore dei casi (come a Cuba ad esempio) in quanto trovatosi nel posto giusto al momento giusto.   Questa miope secolarizzazione degli ideali, bipartisan come si confà al nuovo corso revisionista, sembra sorda alla realtà rappresentata dallo scenario sudamericano odierno. Sembra infatti che proprio oggi, a quarant'anni di distanza dalla morte dell'eroe argentino, si avverta più forte che mai l'ideale socialista guevariano nel modo di fare politica dei nuovi leader sudamericani. Da Evo Morales, eletto proprio nella Bolivia che ha visto la fine del Che, un indigeno che ha il coraggio di rifiutare la logica distruttiva del FMI e che viene democraticamente eletto dopo più di cento grotteschi quanto sanguinosi colpi di stato, a Rafael Correa, fondatore del Forum di Porto Alegre e oggi Presidente dell'Ecuador, capace di proporre un laboratorio politico che ha battuto il tempo dei cambiamenti sociali progressisti in corso nell'America Latina, da Chavez, Presidente venezuelano che nazionalizza le compagnie petrolifere per strapparle al potere egemonico statunitense, al nuovo corso cileno rappresentato da Michel Bachelet. Il tutto all'alba di un nuovo progetto, il MercoSur, che ha l'ambizione di proporre la costruzione di una comunità sudamericana autonoma e indipendente, e che vede come primo atto pre costitutivo, il rifiuto del trattato del libero commercio promosso dagli Stati Uniti, il famigerato Alca, al quale contrappone un primo esempio di mutuo scambio indipendente e autonomo tra Cuba e Venezuela: Petrolio in cambio di Sanità.   Certamente il Che non era un uomo perfetto, anch'egli ha commesso degli errori, degli eccessi forse. Ma non si può seriamente negare che l'utopia di un Continente sudamericano finalmente liberato, riscattato verso una riappropriazione delle risorse saccheggiate dalle politiche predatrici del nord del mondo, non si possa ricondurre ad un suo pensiero, ad una sua intuizione. Senza il suo insegnamento forse oggi non avremmo avuto un Chiapas protagonista in Messico, piuttosto che un prete socialista in corsa per la Presidenza del Paraguay.   Il perché poi l'operato, l'ideale, le parole del Che continuano ad incidere a quarant'anni di distanza dalla sua morte e in un mondo globalizzato e appiattito sull'occidente, lo si può comprendere con le parole di Eduardo Galeano: "Più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono, più egli nasce. E' il maggior nascente del mondo. Non sarà perché il Che diceva quello che pensava e faceva quello che diceva? Non sarà per questo che continua a essere così straordinario in un mondo dove le parole e i fatti si incontrano raramente, e quando si incontrano non si salutano perché non si conoscono?" anche pubblicato su: http://massimomarini.blogspot.com |
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07/10/2007
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Massimo Marini
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