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Il New York Times, l’autorevolissimo quotidiano che influenza l’opinione di milioni di persone in tutto il mondo, ha dedicato il 12 agosto un ampio servizio alla realtà e alle potenzialità turistiche di Cagliari e della sua area, esaltandole. Sotto il titolo “L’altra Sardegna”, il giornale propone il polo turistico cagliaritano come alternativa, di pari livello internazionale ma di qualità diversa, alla Costa smeralda. Si tratta innegabilmente di una testimonianza di grande efficacia promozionale. Poteva e doveva essere valorizzata e rilanciata. I nostri amministratori comunali l’hanno, invece, ignora-ta. Disattenzione agostana certo, ma forse anche imbarazzo perché l’inchiesta del giornale newyorchese ha posto sotto gli occhi un fenomeno reale e vincente rispetto alle loro strategie inconsistenti e alle loro pratiche clientelari. Un fenomeno animato dall’iniziativa intelligente di operatori che facendo leva sulle risorse ambientali storiche e culturali e sul recupero e la valorizzazione di siti e strutture colpevolmente trascurati (valga per tutti il Castello), si sforzano di dare corpo all’idea di un polo turistico integrato dell’area cagliaritana, del quale la città sia non solo parte importante ma anche motore e centro di servizi qualificati. La strada da fare è ancora tanta, ma la direzione è giusta. Il Comune, la Provincia e la stessa Regione dovrebbero, a mio parere, operare congiuntamente nella direzione indicata, recependo la sollecitazione che viene anche dal servizio giornalistico in questione. Occorre, innanzi tutto, porre fine ai comportamenti ostili e di vero e proprio sabotaggio, talvolta sul filo del codice penale, nei confronti degli operatori che hanno la forza delle idee e il coraggio del rischio, e non cedono al ricatto dei favoritismi. Ho avuto l’occasione di seguire in questi anni da vicino alcune vicende cittadine. Da diversi episodi, che sono in grado di documentare, ho ricavato la convinzione che lo sviluppo di Cagliari e dell’area è sempre più frenato da una rete d’interessi parassitari grandi e piccoli, protetti o tollerati da certi ambienti e personaggi politici, sia di centrodestra sia di centro-sinistra, da settori della pubblica amministrazione e da certa stampa compiacente. Occorre, inoltre, un progetto d’ampio respiro che punti al po-tenziamento e alla qualificazione delle infrastrutture di trasporto esterne e metropolitane, ricettive, culturali e di formazione professionale. Soprattutto si deve fare affidamento sulla partecipazione po-litica e sociale e sull’iniziativa degli operatori che fanno dell’innovazione la forza della loro impresa e contribuiscono così alla buona immagine della città. … e sono ovviamente indispensabili amministratori in grazia di dio. |
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20/08/2007
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Andrea Raggio
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