partito democratico                                      della sardegna
Un NO per uscire dalla crisi politica

     Il presidenzialismo è riuscito a travagliare anche la nascita del Partito democratico nell’isola. La candidatura di Soru, infatti, ha indotto la maggioranza di DS e Margherita a contrapporre quella di Antonello Cabras, nella consapevolezza che il cumulo delle cariche di presidente dell’Istituzione e capo del partito, fatto normale in un sistema di presidenzialismo normale, è un pericolo per la democrazia in un sistema di presidenzialismo duro come il nostro.
     L’invadenza autoritaria del presidente della Regione non va liquidata come un connotato della persona che oggi riveste la carica. Essa, infatti, è nella logica di questo presidenzialismo in quanto investendo la persona-potere della principale responsabilità nell’attuazione del programma, la spinge ad acquisire il maggior potere possibile. Così, per citare Max Weber, l’etica della convinzione prevale su quella della responsabilità, cioè sull’etica della politica.
     Ed è questa logica perversa che ha stravolto il significato sardo di uno straordinario evento democratico quale quello delle primarie – nell’isola hanno votato oltre centomila cittadini – al punto da indebolire politicamente sia il presidente della Regione sia il segretario del nuovo partito. Chiediamoci: una conferma della statutaria aiuta a superare la crisi della politica regionale? Niente affatto, anzi la aggrava perché non solo accentua la contrapposizione tra maggioranza e opposizione e all’interno della stessa maggioranza, ma incoraggia il “governatore” ad acquisire il maggior potere possibile a danno degli altri organi dell’Istituzione.
     Il NO alla statutaria, invece, sgombra il campo da una legge in parte ripetitiva e in parte peggiorativa di norme già esistenti e crea le condizioni per avviare e sviluppare il confronto, sino ad ora mancato, sulla riforma istituzionale regionale.

17/10/2007     -     Andrea Raggio

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