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Dopo il referendum sulla statutaria le cose non sono al punto di prima. Vedremo quel che deciderà la Corte costituzionale, ma non possiamo limitarci ad attendere il suo responso. La prova referendaria, infatti, non solo ha bloccato la promulgazione della legge, ma ha influito positivamente sul clima politico regionale. Ha fatto luce, in primo luogo, sulle ragioni di fondo dello scontro politico, sin qui eclissate da diversivi propagandistici e strumentali. Oggi appare chiaro che lo scontro riguarda l’alternativa Regione Presidenziale-Regione Ordinamento, e che questo tema caratterizzerà la fine della legislatura e condizionerà la qualità della prossima. Ed appare più chiaro che le soluzioni istituzionali non sono neutre, ma rispondono a finalità strategiche e incidono sulla quotidianità, sulla vita di ciascuno di noi. Il dibattito referendario, inoltre, ha contribuito a svelare che la governabilità coatta sacrifica la democrazia, ma non risolve i problemi, anzi li aggrava. La politica regionale sta sprofondando nel caos e l’attivismo del presidente Soru e della sua Giunta, fatto di frammenti di “riformismo” senza sviluppo e senza popolo, autoritario e d’incerta legalità, sta trascinando la legislatura verso esiti preoccupanti. Per riavviare lo sviluppo è, invece, indispensabile mettere in sintonia democrazia e governabilità facendo leva sulla partecipazione istituzionale e sociale. L’Autonomia, lo sappiamo, non è “atto” ma “processo” ed oggi vive se la Regione Ente gerarchicamente sovraordinato viene trasformata in Regione Ordinamento di autonomie e di partecipazione. Ed ecco perché nel trattare la Legge statutaria e lo Statuto si deve evitare sia il peccato di “illuminismo istituzionale”, quasiché fossero questioni riservate a un’elite, sia l’illusione che si possa avere su questi temi mobilitazione popolare senza che risulti chiaro che le istituzioni servono a dare buone gambe a un disegno di crescita complessiva della società. La trasversalità della prova referendaria, infine, ha investito coalizioni e partiti in misura tale da cancellare, in quest’occasione, la distinzione tra centrosinistra e centrodestra. Il fenomeno solo in parte si spiega con la natura del referendum, istituto d’intervento diretto dei cittadini, e con le forzature strumentali operate da entrambe le coalizioni. Ritengo, invece, che la forte trasversalità sia dovuta principalmente all’incertezza circa le prospettive istituzionali sempre più diffusa sia nella maggioranza sia nell’opposizione. Delle astensioni si può dare, a mio parere, anche questa lettura. In conclusione, il referendum è stato un fatto importante anche perché ha portato aria nuova nel clima politico regionale, fortemente inquinato dallo scontro muro contro muro alimentato da un presenzialismo che tende a spingere lotta politica sul terreno della contrapposizione di sistema. La recente esperienza referendaria sollecita e favorisce la ripresa del confronto sulla Legge statutaria e sull’adeguamento dello Statuto con la definizione, in tempi brevi, di un quadro istituzionale condiviso, entro il quale la competizione tra schieramenti programmaticamente alternativi, indispensabile alla vitalità democratica della Regione e stimolo potente allo sviluppo, si svolga pienamente e con efficacia. E’ auspicabile, perciò, che arroganza e insipienza non vanifichino quest’occasione. |
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07/11/2007
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Andrea Raggio
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