partito democratico                                      della sardegna
Partito democratico e modernità

     Registro con piacere che parte dalla Sardegna, tramite il giornale dei Ds, un monito al Partito democratico (Pd) sul come gestire i rapporti con la modernità in tema di economia e organizzazione del lavoro: tema sinora prevalentemente gestito – in termini che condivido poco o nulla – dall’ emiliano Pierluigi Bersani.
     Scrive il prof. Aldo Berlinguer dell’Università di Cagliari su l’Unità dello scorso 6 luglio: “…vogliamo mantenere come solo orizzonte di riferimento il lavoro salariato mentre la destra fa proprie le cosiddette «partite iva»? Possibile non capire che in una società della conoscenza, per di più basata sul mito dell'università di massa, il baricentro si sposta verso l'esternalizzazione delle risorse, verso il lavoro autonomo e li si annidano oggi gravissime sacche di sfruttamento e alienazione? Penserà a questo il Pd?”.
     Ottimo!
     Siccome io porto un cognome meno ingombrante del prof. Aldo, mi posso permettere – seppure con poche speranze di ottener risultati – di usare il bisturi per andare a fondo nel problema, attribuendo nome e cognome ai portatori di proposte che ritengo, fortunatamente non da solo, profondamente sbagliate.
     Prima ancora una citazione, di una persona molto autorevole che pure non ha paura di usare il bisturi. Mario Monti; sul Corriere della Sera del 2 luglio, osserva che : “Oggi vi è un'asimmetria tra le rappresentanze di interessi. Alle organizzazioni sindacali e imprenditoriali viene assegnato un potere di gradimento, se non di veto, sulle politiche economiche e sociali. Altre categorie, come quelle professionali, sono state trattate con decreti legge.” Anche Monti invia un suggerimento a Veltroni per il PD: “ogni provvedimento sia preceduto da una consultazione pubblica aperta a tutti, ma non sia contrattato con nessuno” ed un monito: "la sovranità risiede nei cittadini e non in fabbrica!"
     La prima fatwa nei confronti dei professionisti risale ad oltre un anno addietro ad opera di Massimo D’Alema, il quale, aggiornando la lezione di Carlo Marx alla luce delle indicazioni del Sole 24 Ore, individuava il nemico di classe che impedisce al figlio dell’operaio di diventare avvocato o ingegnere negli ordini professionali. Ignorava D’Alema che agli Ordini professionali ci si iscrive in seguito ad un esame di Stato, e che allo Stato (sia liberale che socialista) compete garantire i cittadini che quando affidano a terzi interessi rilevanti (la salute, la sicurezza, la tutela giudiziaria, la tutela economica) abbiano a che fare con professionisti qualificati (“abilitati”) e non con ciarlatani. Forse ignorava anche che la campagna di stampa a lungo alimentata da il Sole 24 Ore per la cosiddetta “liberalizzazione delle professioni” si basava su una sentenza dell’Unione Europea contro l’ordine degli “spedizionieri doganali”, invenzione del sottobosco democristiano che tendeva a non negare un ordine professionale a nessuno!
     Purtroppo tutti gli incompetenti, in genere tanto sordi quanto presuntuosi, non sanno distinguere tra acqua sporca e bambino, buttando via il tutto. Il dibattito sugli Ordini avrebbe dovuto limitarsi alle quattro professioni liberali che costituiscono i pilastri dell’universo professionale: medici, avvocati, ingegneri-architetti, commercialisti. E per tutte le suddette professioni si converrà che un bollino di qualità è estremamente utile: una riforma degli Ordini rivolta ad accentuarne i caratteri di organismo certificatore delle qualità dei propri iscritti (con verifiche periodiche) è ciò che ci saremmo aspettati da chi ambisce alla qualifica di Statista, in una nazione che ancora siede su uno sgabello nelle riunioni del G8.
     Peggio di D’Alema ha però fatto il nostrano epigono di Milton Friedman: Pierluigi Bersani! Per Bersani il problema della qualità professionale si risolve abolendo i minimi tariffari: il figlio dell’operaio, fortunatamente diventato ingegnere e fortunosamente iscrittosi all’Ordine professionale, non trova lavoro per via dei minimi tariffari! Aboliti questi potrà finalmente proporsi per fare un determinato progetto a 1.000 Euro anziché a 5.000 come prevedeva il tariffario, ed ecco così fregati i vecchi barbagianni che si arricchivano con i minimi tariffari. Attendiamo con impazienza che il medesimo privilegio venga esteso anche al giovane che vorrebbe impiegarsi alla Regione e sarebbe disposto a farlo per 600 Euro al mese anziché per i 1.800 garantiti dal contratto di lavoro.
     Purtroppo nessuno si è preoccupato di informare Bersani che i professionisti ricchi, per intenderci un Taormina o un Renzo Piano, non presentano parcelle calcolate sui minimi tariffari. I “minimi” sono, appunto, minimi: l’equivalente del contratto collettivo nazionale per 1.500.000 professionisti italiani e servono soprattutto a non lasciare solo il singolo lavoratore davanti al committente. “Per meno di quel tanto non posso lavorare, me lo impedisce l’Ordine”. Ed in questo modo si tutela il giovane ed in generale il debole: non certo l’avvocato Taormina o l’architetto Renzo Piano.
     Purtroppo queste autentiche cantonate sono espressione – non unica - di un ritardo, di una subalternità culturale molto diffusa e radicata nella sinistra, o quanto meno nel Pci-Pds-Ds che meglio conosco per averlo praticato a lungo. La medesima subalternità che ancora oggi porta i dirigenti di quel partito a sposare le tesi per cui anche le reti di servizi di interesse nazionale (telefonia, elettricità, ferrovie, acqua, autostrade) debbano essere privatizzate; a far propria acriticamente la tesi per cui la flessibilità nel lavoro sia cosa buona (salvo scoprire dopo dieci anni che il suo sinonimo è precarietà); a rigettare il metodo della programmazione in economia perché ritenuta la stessa cosa della pianificazione sovietica, a fare il tifo per palazzinari scambiati per “capitani coraggiosi”, etc, etc..
     Con questi ritardi culturali e complessi di inferiorità vissuti da chi governa il Paese, non tarderanno a toglierci lo sgabello che ancora ci concedono al tavolo del G8. Ed i partiti che stanno dall’altra parte sono, per altri motivi, pure peggio!
     Caro Walter, caro Partito democratico, speriamo in voi! Altrimenti … l’Argentina è vicina.

08/07/2007     -     Sergio Ravaioli

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