| partito democratico della sardegna |
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Nel leggere i post del sig. Andrea Raggio non posso fare a meno di indignarmi, in primis come sardo, in "secundis" come attento e critico osservatore politico. Gradirei sapere dal sig. Raggio dove sarebbe in essere la forma di "Presidenzialismo duro" a cui fa riferimento, perchè ciò che scrive mi fa pensare piuttosto che la legge Statutaria egli non l'abbia letta, e se l'ha fatto travisa qualche passaggio: Presidenzialismo con limite di mandati, con presentazione di un preciso programma e, a metà legislatura, resoconto agli elettori e cittadini sull'operato e su quanto realizzato sin lì di quel programma (trasparenza); possibilità decisionale per chi governa (eletto dal popolo) affinchè non si ricada in giunte bis tris e replica con tanto di bigliettini a sancire dictat di "caste" o di interessi personali, ma con contropotere decisionale da parte di giunta e consiglio che possano a loro volta sfiduciare il Presidente (democraticità delle regole). Questi passaggi forse Le sono "passati" troppo leggermente fuori campo, ma continuando a vagare per la sua "bolgrafia" leggo che lei è un sindacalista, che da trent'anni si occupa di politica, che ha passato molto tempo a Bruxelles dove Soru è visto (al contrario di lei e di troppi sardi interessati) una risorsa politica per la Sardegna e non solo. Cosi come fuori campo le stanno, attualmente, passando le vicende di "passapoltrona" all'interno del nascituro Pd sardo e alla Regione, la vicenda delle cariche di Abbanoa, i consorzi industriali e tanti altri piccoli e grandi fatti per i quali la base del Pd sardo sta chiedendo spiegazioni e chiarimenti. I suoi attacchi a Soru sono del tutto gratuiti e fuoriluogo, e dal momento che Soru non occupa, al contrario di lei, la scena politica da trent'anni, la pregherei di dare una mano a tutti noi nel rinnovare la politica. Continui pure le sue critiche che democraticamente potranno essere a loro volta criticate, ma la pregherei di lasciare il posto ai giovani, magari ad una donna, cosi che ci si possa avvicinare ancor più a quelle pari opportunità che, con l'Ulivo, non siete riusciti a realizzare. A menzur bidere |
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21/11/2007
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Gavino Ricci
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