| partito democratico della sardegna |
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La Politica oggi gestisce il reale ed ha smesso di inventare il possibile e progettare la speranza. Assistiamo a due modi di “fare” Politica: il Populismo e la Partecipazione, opposti ma ambedue, con strumenti, azioni e comportamenti diversi, colgono e rappresentano istanze provenienti dal “basso”, dalla base dei cittadini. Il Po¬pulismo esprime e rappresenta in primo luogo il disagio e la protesta dei cittadini contro una classe politica considera¬ta irresponsabile, ormai lontana dalle esigenze delle per¬sone comuni, chiusa nella propria più totale autoreferen¬zialità e spesso corrotta, ma non approda ad un progetto e ad una proposta. Il Populismo, specie quello plutocratico, è stato ed è “incapace di proporre un progetto, una strategia per l’Italia” stigmatizza il già berlusconiano Adornato che sostiene anche che al Paese non serve un “partito che sorge da tutto il popolo della libertà “ e che si “sintetizza nel carisma del leader “. La Politica deve cogliere, appunto, il disagio e la protesta dei cittadini ma, attraverso la Partecipazione, arrivare all’invenzione del possibile e alla progettualità della speranza, analizzando le ragioni e le cause di fondo del disagio e della protesta dei cittadini. Riflessioni quali quelle: “il popolo ha tanto meno bisogno di essere rappresentato quanto più è esso stesso politicamente presente” e “ogni vera Repubblica è e non può essere altro che un sistema rappresentativo del popolo”, devono essere i cardini della identità e della rappresentanza che la Politica deve fare propri per iniziare una volta per sempre il percorso virtuoso, e per ora per alcune forze politiche solo virtuale, che approdi a forme di democrazia partecipativa. Il Partito democratico ha fatto proprie queste riflessioni ed ha iniziato il percorso, anche se costellato di errori e indecisioni, con il metodo delle Primarie, e lo ha fatto per incardinare innanzitutto se stesso nei concetti e nei valori di identità, rappresentanza e partecipazione. A mio giudizio siamo ancora lontani dalle affermazioni di Salvatore Vassallo che nella prefazione del libro di Antonello Soro “Sono partito democratico” scrive ”il Pd è nato invertendo il tradizionale principio per cui prima ci si iscrive e poi, eventualmente, si partecipa” e di Pierluigi Castagnetti che nella postfazione dello stesso libro sostiene che “il corpo del partito sarà formato non da una massa di tifosi ma da un popolo di aderenti convinti e attori. Non tutti protagonisti, ma tutti utili ”. La Partecipazione necessaria al Partito democratico è e deve essere invece, come prima sottolineato, fondamentalmente quella che produce un disegno politico condiviso che coglie il disagio, i problemi, finanche la protesta dei cittadini e deve privilegiare il contributo sia di singoli cittadini che di forme collettive degli stessi. La Politica è oggi chiamata a rinascere a partire dalla ba¬se, attraverso una ricostituzione del legame sociale e attraverso una ripresa della dimensione politica del sociale di forme di democrazia partecipativa, associazionistica e del volontariato. Non è ancora così. Noi della base siamo, e mi auguro solo per ora, attivati soltanto per preparare liste di candidati per le Primarie delle assemblee costituenti provinciali e cittadine, e per ratificare liste di candidati per le prossime elezioni politiche nazionali. Il Partito democratico non deve essere ridotto alla semplice gestione di regole elettorali. La scelta di dirigenti e candidati attraverso Primarie è un tratto caratteristico di democrazia che stiamo introducendo nella vita politica italiana, ma non può esaurire l’attività di un partito politico. La Partecipazione non può ridursi alla pure importantissima scelta di persone. La Costituente regionale del Partito democratico in Sardegna ha nei suoi componenti chi rappresenta queste istanze e di queste si fa portavoce e paladino? Credo di no o almeno non abbastanza. Le liste della Sardegna per il rinnovo del Parlamento nazionale sono rappresentative di queste istanze? Credo di no: basta pensare che non vedo alcun rappresentante del mondo del lavoro, dell’associazionismo e del volontariato. Perché la Sardegna è la regione italiana in cui i Circoli, organismi di base fondamentali per la Partecipazione, sono così pochi? Questi interrogativi attendono risposte precise e motivate da chi ha la responsabilità, anche se temporanea, di gestire il Partito democratico della Sardegna. Auspico che si arrivi alle Primarie provinciali e comunali di giugno in condizioni politiche diverse e mi auguro che il 13 e 14 aprile, il nostro elettorato non pratichi l’astensionismo come strumento indicatore di delusione e di recriminazione di ciò che poteva essere e che non è stato. |
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07/03/2008
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Carlo Ciotti - (Circolo La Palma di Cagliari)
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