partito democratico                                      della sardegna
Gli azzeccagarbugli

     Abbiamo pubblicato qualche giorno fa su questo sito, con il titolo "Un Pd così può", un articolo inviatoci da Rosa Maria Patteri scritto col cuore, ma fortemente indicativo. A chi l’ha letto non può essere sfuggito quell’appello a bruciapelo sinteticamente significativo: ”Semplificare, semplificare, semplificare, non solo rinnovare!”.
     In quell’auspicio, secondo noi, è racchiuso tutto un programma, anzi proprio il “Programma” che, atteso da tutti, dovrebbe essere attuato da tutte le forze politiche, prima ancora di procedere con l’abbattimento delle tasse, con l’abolizione dell’Ici, con gli assegni per i figli a carico e via dicendo, perché la vita, oggi come oggi, è diventata una sofferenza. Tutto è assurdamente complicato, ogni azione assume i contorni di una ritorsione burocratica, qualsiasi contatto con la realtà pubblica diventa un enorme macigno impossibile da spostare.
     E qui non c’è forza politica che si salvi: mai nessuno ha fatto niente per la semplificazione del sistema. Anzi a ben vedere in questa giungla di leggi e decreti, di direttive e piani, c’è sì chi ci rimette tutto, ma anche chi ci marcia. Vediamo come, ricorrendo a qualche esempio.
     Quasi tutti hanno sentito parlare della Legge Merloni, oggi diventata Codice de Lise, della quale ne sono state emanate talmente tante edizioni da far perdere il conto anche ai più attenti giuristi. E’ una legge, anch’essa scaturita dalla vicenda di tangentopoli, che si era ripromessa di rimettere ordine nel campo degli appalti e delle professioni. «Basta con le tangenti», sembra proprio di sentire se si avvicina l’orecchio al dorso, «smettiamola con gli incarichi a professionisti asini» invece par di udire se apriamo il fascicolo. Però il risultato di questa “legge”, fatta da gente che nulla capisce di quel che ha scritto, è di aver creato talmente tanto disordine nel settore da far perdere la pazienza anche ai santi.
     Gli imprenditori ed i professionisti, da sempre i più grandi pagatori di tasse, e “dunque” per il fisco anche i più grandi evasori, se la stanno vedendo brutta davvero, e con loro anche chi dal settore ne riceveva occupazione. Oggi tutto va in gara. Tanto che ogni comune, ogni ente, ogni amministrazione pubblica, per un qualsiasi appalto di costruzione o professionale, si è elaborato i propri documenti da richiedere, le proprie dichiarazioni, i propri moduli, e via dicendo. Per ogni gara decine e decine di imprese, incredibile ma vero, devono studiarsi la documentazione, ed esaudire le varie bizzarre richieste che assumono spesso aspetti paradossali. Ci è capitato da poco anche un’amministrazione del nord Sardegna che richiedeva, a fronte della progettazione per un’asfaltatura di una strada, una sorta di analisi costi-benefici per poter valutare tra le varie offerte. Non sanno cosa dicono!
     Le imprese più moderne, per poter lavorare, devono essere iscritte all’albo SOA ed avere la classificazione ISO di qualità, tutte iscrizioni molto costose, tutte che attestano la validità dell’impresa. Ma nel campo pubblico questo non basta: e ad ognuna si richiede in sede di gara una seconda volta tutto quello che burocraticamente è esigibile. Ai professionisti poi, per dargli un incarico di progettazione, gli si fa quasi studiare in anticipo il progetto in sede di gara, e li si costringe ad iscriversi ai circa quattrocento albi regionali di professionisti, uno per comune, uno per ente, e così via.
     Secondo noi, ci scusi l’Assessore Carlo Mannoni se ci permettiamo di invadere il campo altrui, sarebbe sufficiente fare due albi se non proprio nazionali almeno regionali, uno per i tecnici professionisti, l’altro per le imprese. Ciascuno vi si potrebbe iscrivere, ed “annualmente” produrre la documentazione una sola volta, tenendo conto della cosa ovvia per tutti, ma non per gli azzeccagarbugli pubblici, che l’esperienza può solo aumentare, mai diminuire.
     Ma la Legge Merloni, se da una parte ha fatto danno ai cittadini comuni, dall’altra ha anche garantito consenso politico, aggirando subdolamente quello che avrebbe dovuto essere il divieto di assunzione nella pubblica amministrazione. Come? Presto detto.
     E’ bastato inserire due, diconsi due, righe che più o meno suonano così: “Le pubbliche amministrazioni possono pagare i progetti ai propri dipendenti con l’1,5% dell’importo complessivo dell’opera”. All’inizio nessuno capiva a cosa serviva la cosa, tanto da aver generato l’arraffamento dei progetti da parte dei tecnici pubblici, che per farne uno venivano gratificati fino al raddoppio dello stipendio. Contemporaneamente tutti i liberi professionisti si sono tramutati in liberi cercatori di farfalle, mentre L’Esaf, oggi Abbanoa, si è tramutata in una società d’ingegneria, tutti i tecnici comunali si sono trasformati in tanti Renzo Piano, e gli incarichi progettuali sono diventati merce di scambio fra colleghi pubblici.
     Ma poi qualche politico più furbo ci ha riflettuto sopra ed ha scoperto l’uovo di colombo. Come?: immettendo nella pubblica amministrazione intere squadre di tecnici, assunti ma non troppo, pagati proprio con quell’1,5% che in qualche periodo ha anche toccato il 2%. Per farla breve ad esempio il Comune di Cagliari ne ha assunti una cinquantina, così senza concorso. Ma anche le altre amministrazioni, di centrodestra o centrosinistra fa lo stesso, non sono rimaste a guardare.
     Intanto Prodi chiudeva il borsellino, e quella percentuale dell’1,5%, che sembra bassa, ma è enorme a confronto delle opere che esegue un ente pubblico (a fronte di soli 100 ml di € di opere da realizzare in un anno, l’1,5% è pari ad 1,5 ml di €, che equivale a lavoro per circa 75 persone) oggi non è più disponibile. Come si continuano a pagare allora questi ragazzi semiassunti, che non fanno neanche più quello per il quale erano stati chiamati?: con il bilancio di cassa, che … naturalmente … non basta più. Ed allora non resta altro da fare che aumentare le tasse!
     Questo confusionario quadro legislativo non l’ha messo su il centrodestra, che neanche però ha fatto niente per sopprimerlo. Al di là delle promesse, gli italiani hanno più che mai bisogno di eleggere gente normale che capisca quello che deve fare: altrimenti faremmo veramente bene, come si chiede da più parti, a mandare in parlamento gente qualunque.
     Proprio come la semplice geniale meritevole Rosa Maria Patteri.

29/02/2008     -     Giovanni Corrao

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