partito democratico                                      della sardegna
Il punto sulla politica regionale

     Un bilancio politico del 2007 non è un rito ma imposto da fatti e attese che chiedono risposte e dall'esigenza di individuare una prospettiva di uscita dai tanti conflitti che hanno attraversato tutti gli aspetti economici, istituzionali, partitici, di costume, in un succedersi di strappi privi di esiti chiari. Confusione politica ispirata a populismo regressivo che miscela rigore e identità, eccessi di vincoli e assenza di piani, richiami al popolo e al ricambio con centralismo autoritario e cooptazioni, promesse di democrazia e continui conflitti, con interventi eccessivi ed unilaterali, assenza di piani ed effetti sulla crescita, creando il cul de sac politico, di riforme sbilenche senza consenso, in cui si trova il Pd e la Regione.
     Fare il punto in Sardegna oggi è necessario ma incerto per tensioni e sussulti ormai anche giuridici e giudiziari che rendono incerta la realtà e la prospettiva. Soru malgrado strappi e sconfitte pesanti nel voto elettorale e sulla statutaria, non ammette errori su scelte e per le sentenze su gare e nomine, su cui insiste, evoca lotte, ma continua solitario con la minaccia delle primarie per restare. Soru mentre deve fare un bilancio fatto di atti di rigore non tutti calibrati, senza interventi ed effetti di crescita, sempre più segnato da sconfitte, divisioni e cali di consenso, con una finanziaria improvvisata e ferma per mancanza di disegno e per assenza di una reale incidenza, fermo alla bandiera del solo rigore sui Consorzi, non ammette errori che pure hanno portato ad un esito elettorale pesante. Nessun esame riflessivo, nessun impegno di novità e apertura a scelte concrete per la crescita, affidando tutto allo slogan della formazione, identità e paesaggio, ma cerca di imporre la ricandidatura dietro il paravento del popolo che vota.
     Di fronte all'economia in difficoltà, espone risultati vecchi, quasi medaglie da reduci, ricorda i fondi ottenuti, la riforma sanitaria del '05, frutto di uno studio competente, ma anche valutata da moderati neutrali come poco attenta a istanze sociali: “illuministica” o economica, il forte risanamento del grande debito di circa 6 miliardi, necessario, ma spesso attuato in modo poco attento agli effetti. Il nodo formazione sciolto senza un piano, tante nuove agenzie e sigle frutto di idee velleitarie e inconsistenti, decisioni solitarie.
     Declina colpe nella crisi dell'industria, in cui ha fatto una difesa obtorto collo delle crisi, ma certo vista con dichiarata estraneità, in quanto non avanzata e non ecologica ed identitaria, l'arrivo del metano diventa così secondario. Il Piano paesaggistico fonte di critiche e caduta di consenso per gli eccessi lo vanta come studiato oltre tirreno, ma ignora rilievi sugli eccessi di vincoli per una assenza di differenziazione del territorio che ferma ogni uso pubblico leggero, turismo compatibile, agriturismo costiero, con effetti diretti di spiazzamento degli usi agricoli verso la cessione della rendita. Insiste nel fermare il turismo ma promette uno sviluppo fondato sul paesaggio e sull'identità, quindi senza effetti di crescita nei settori, anzi con una fermata voluta e del tutto priva di soluzioni dei problemi di stagionalità e competitività del settore, anzi creando concorrenza a basso costo con l'albergo diffuso con effetti minimi.
     Mette sul tavolo il rigore del risanamento rispetto a gestioni facili e scriteriate, ma condotto in modo brusco e unilaterale, come molte sue scelte viziate da improvvisazione ed eccessi. Decisioni costellate da conflitti esasperati con imprenditori e sindacati, con i partiti stessi e nutrite da cooptazione di pretoriani più ottusa, chiusa e settaria degli avversari dei vecchi partiti.
     Passa alle promesse la visione di crescita grazie al sostegno all'istruzione con corredo di retorica, al Master & Back e al sostegno all'inglese e alla limba comuna; rivendica come corretta la gara annullata di S&S; sorvola su cinque nomine fermate, oggi rifatte; ma rilancia con la sfida della ricandidatura per continuare la mano di poker.
     I METODI. Qui si apre la questione del centralismo sorretto con populismo che, dal potere, vellica l'antipolitica, e col sistema di cooptazione di un gruppo di fedeli tetragoni a ogni critica. Due modi di supplire ad un ruolo riformatore debole, e scorciatoie democratiche e autoritarie che svuotano valori e linee e alterano le regole, vecchi vizi, mezzi facili di induzione e controllo del consenso. La debolezza dei partiti e l'ambiguità del ruolo frenano scelte chiare di ricambio politico, facendo implodere il sistema, nel divario crescente con la società priva di guida. Se nel regno di Danimarca c'è del marcio, e ... non c'è un pitocco che non sia una perla di furfante, in Sardegna è tutto a posto, e cosa c'è all'orizzonte? I Darwin che criticano i tribunali, e i cantori del meno peggio, i fedeli usciti dal vaso di Pandora del moralismo, del conflitto, sono liberti o pretoriani come ammette ora anche Fioraso su AV.net? Un nuovo gruppo, privo di proposte, ma di interessi? Alimentare lotte con tutti su quale proposta si regge? e se non c'è una egemonia culturale, ma la forza del potere, quale esito democratico, di effetti e consenso ottiene?
     EFFETTI. Ma davvero lo sviluppo arriverà con i turisti che dovrebbero andare all'interno, con l'alta formazione del master and back, o senza back?, davvero tolti i fondi che arrivano al Parco avremo imprese avanzate e occupati di alto livello?, come è che tanti settori di ricerca vengono ignorati. S&S promuoverà le fortune sarde per nuovi traguardi?
     L'effetto sicuro del PPR è lo spiazzamento della stessa agricoltura rispetto a utilizzi privati residenziali, in attesa di spazzare i vincoli eccessivi. Negare l'interesse pubblico a reddito, occupazione e fruibilità è il risultato degli eccessi, l'assenza di un progetto che consideri le alternative e gli effetti, le retroazioni lineari di scelte unilaterali.
     Idee solitarie o spinte da un obiettivo astratto di identità, ma per un cosmopolitismo di maniera, firme note per grandi opere, segni del potere, e velleità tutte calate senza seria valutazione, come il bluff del turismo nei siti inquinati. L'artigianato che finisce col turismo dentro un'agenzia per gli investimenti esteri, ancora senza una struttura ed un'idea seria e ponderata, imprenditori da attrarre con l'immagine, quasi fossero turisti da attrarre nelle zone interne. La SFIRS che prima viene definita servizio interno poi ridiventa finanziaria per il metano e la banda larga.
     Ha detto oggi che intende rispettare le regole, ma finora troppe decisioni non secondarie e non casuali hanno costellato il cammino di decisioni dei diversi tribunali, e non ammette un errore, mantiene Dettori dopo le censure pesanti e tante forzature ed errori ripetuti, la Statutaria voluta in modo scriteriato senza uno Statuto nuovo e persino scritto, essendo l'attuale inesistente ma virtuale frutto di interpretazione tra il vecchio ed il titolo V, il Piano paesaggistico che viene smontato dal TAR, 5 nomine forzate rispetto alle norme e prive di spessore, tanto da dover ricorrere ad un consulente esterno non avallato che lavorava in incognito, un'altra nomina a Sardegna Promozione priva di titoli adeguati e fatta ritirare. Siamo a 6+1, senza la questione Consorzio 21 e oggi Sardegna Ricerche che ha il ruolo di un'Agenzia di sviluppo sotto controllo del Presidente.
     PROSPETTIVA. La prospettiva sarebbe affidata all'alta formazione e alle ricadute attese da 17 anni di 2-3 settori di ricerca e alle attività tradizionali prive di supporto ma identitarie, col marchio e promosse, in assenza di interventi sul sistema economico e sulla competitività, che richiede innovazioni di sistema, avanzate e puntuali, piani di sviluppo territoriali, e quindi un pluralismo cooperativo di istituzioni autonome e di forze sociali, secondo la normalità delle regioni in crescita.
     Il Pd sembra mirare ad una sostituzione di Soru senza affrontare le linee di una politica riformatrice non centralistica ed autoritaria, basata su riforme con effetti reali, possibili se il pluralismo istituzionale nello Statuto apre spazi di proposta per ricerca e innovazione e di competitività di sistema, processi di selezione aperta di idee e progetti, sorretti da un consenso diffuso in cui i Si superino i No. Processi di apertura e confronto, popolari per partecipazione consapevole e apertura pluralistica e cooperativa. Deve aprire a forze nuove per articolare una linea di riforme, allargare e mettere a confronto idee sullo sviluppo e sulla democrazia.
     Un governo non si difende con la tesi del meno peggio o a tutela di bandiera, ma deve dar conto di scelte efficaci ed ottimali per risultati e partecipazione, le critiche non sono per il re Prussia ma per una linea di riforme possibili e necessarie nel campo democratico e riformatore, per recuperare un consenso nella direzione progressiva.

02/02/2008     -     Giorgio Cossu

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