| partito democratico della sardegna |
|
|
  Dopo il disastro della strategia di guerra irachena causato da pesanti errori di valutazione, un'altra inaspettata bega ci si è messa a contrastare il disegno di egemonia geo-politica dell'amministrazione Bush e più in generale della politica estera americana.   Il clamoroso assassinio della leader dell'opposizione pakistana Benazir Bhutto avvenuto il 27 dicembre dello scorso anno, ha rotto le uova nel paniere agli USA che miravano, al fine di conservare in modo stabile e duraturo la propria influenza sul territorio, ad una specie di cortocircuito democratico che avrebbe certamente portato in seguito alle elezioni dell'8 gennaio, la Bhutto alla guida del Governo pur lasciando intatta la carica quasi regale dell'attuale Presidente Parvez Musharraf.   Musharaff, che ai tempi dell'invasione afghana post 11 settembre era considerato uno dei maggiori e più fedeli alleati di Bush, ora ha perso parecchi punti nella speciale classifica di gradimento redatta dall'amministrazione repubblicana toccando il minimo storico come ai tempi, correva l'anno 2002, che lo stesso Musharraf indì delle elezioni farsa previa modifica in stile monarchia assoluta della Costituzione pakistana. Questo omicidio eccellente, attribuito da Bush in sostanza alla incapacità della intelligence pakistana di controllare in modo efficace la situazione, non solo apre un baratro pericolosissimo dal punto di vista interno con un concreto rischio di guerra civile in una Nazione fortemente divisa tra le varie etnie, ma spariglia le carte di una serie di questioni estremamente delicate la cui definizione appare oggi quanto mai incerta.   Innanzitutto, ed è l'aspetto più lampante, la posizione strategica nei confronti dell'Afghanistan, sia per quanto concerne il riscatto post 11 settembre degli USA, sia come back front nel caso di conflitto tra Pakistan e India. Ma non solo: gli importanti investimenti cinesi che stanno riguardando specialmente il porto di Gwadar in Belucistan, una provincia attraversata da fermenti secessionisti, nonché l'ambigua posizione dell'Arabia Saudita nei confronti di un proprio possibile progetto nucleare che potrebbe trarre enormi vantaggi in termini di know how e non solo da una alleanza con Islamabad, stanno preoccupando enormemente gli esperti di geopolitica internazionale.   Ma ciò che toglie il sonno più di ogni altra cosa, sono gli interessi della Russia, proiettata a nuove forme di controllo sulle rotte dell'energia una delle quali, il cosiddetto gasdotto della pace, che parte da Teheran per arrivare, via Pakistan, fino in India e in Cina, in un corridoio che lega in modo che fa rabbrividire, potenze di fuoco ritenute oggi pericolosamente antioccidentali. Appare dunque comprensibile come l'uscita di scena della fedele Bhutto, crei non pochi grattacapi all'Amministrazione Bush, la quale risulta ancora indecisa se puntare su un cavallo di ritorno come Nawaz Sharif - che sostituì la Bhutto all'epoca degli scandali sulla corruzzione nel '97 e che a sua volta fu destituito dall'attuale Presidente Musharaff con l'accusa di praticare una politica troppo accondiscente verso l'occidente e verso l'India, una serie di corsi e ricorsi francamente impresentabile - oppure sul figlio della Bhutto, Bilawal, appena dicianovenne ma comunque circondato di fedelissimi alla linea politica della madre. Ora che le elezioni sono state ufficialmente posticipate, non rimane che stare a vedere cosa succederà, sempre sperando che la situazione non degeneri in modo incontrollabile dando così vita alla ennesima guerra civile.   Da segnalare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, l'imbarazzante silenzio o nel migliore dei casi le inconsistenti dichiarazioni di UE e ONU. Fa quasi tenerezza vedere l'impotenza dei "nostri" politici - vedi D'Alema - davanti a questioni decisamente più grandi di loro e nelle quali e per le quali chi tiene veramente in mano le redini della geopolitica internazionale non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno un millimetro di potere. All'indomani dunque della celebrazione della moratoria sulla pena di morte, è tornata la realtà così complicata e devastante a ricordarci che la centralità dell'Europa è oramai solo un fatto che appartiene ai libri di storia e nei libri di storia è destinata a rimanere se non si cambia registro in quel di Bruxelles. anche pubblicato su: http://massimomarini.blogspot.com |
|
02/01/2008
-
Massimo Marini
|
|
|
| Copyright © 2008 Pd | |