| partito democratico della sardegna |
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Orosei è uscita fuori dall’orbita della Democrazia, e dal buon senso che sottintende ogni democrazia. Tutto si è consumato venerdì sera quando denigrazioni, insulti, gravi intimidazioni, hanno dato inizio ad un triste patibolo che ancora si protrae, per il sindaco, la giunta, i consiglieri della maggioranza, colpevoli di non aver fatto il miracolo: fermare le ruspe partite da un lontano ventennio fa e che dopo un viaggio lungo di diritto, sono arrivate a destinazione. Se Barabba è un sistema di scherno e brutale pressione, ad Orosei ha vinto Barabba. La folla ha urlato e reclamato un segnale forte: fuori la legalità, non toccate gli abusi! Non è tempo ad Orosei, per sostenere che se vi è rispetto della legalità vi è più probabilità di difendere non i diritti di uno o 44 cittadini, ma della comunità intera. Non è tempo ad Orosei, per capire che solo una rispettosa e pacifica dialettica distingue gli uomini di una comunità civile dalla violenza cieca e tribale di un arcaico villaggio. Non è tempo ad Orosei, per intuire che fra la ragione e il torto vi è sempre, sì, una prova di forza: in genere la ragione ha una forza etica e corretta, sempre il torto ha forza arrogante e prepotente. Non è tempo ad Orosei, per ammettere che solo una comunità allenata ad un sano contraddittorio, coglie rapidamente da che parte stia la ragione, proprio osservando gli strumenti adoperati nel contendere. Non è tempo ad Orosei, per riflettere che se arrivano le ruspe a rimuovere gli abusi, una certezza dovrebbe smuovere le coscienze dei cittadini: costruire una casa senza rispettare le regole che la comunità si è data, equivale a costruirla sulla sabbia e prima o poi un soffio di legalità la butta giù. Ad Orosei è tempo di capovolgimento. Tempo che gli abusi siano giustificati in mille modi e ad oltranza. E’ tempo della confusione dove l’abuso si è creato a forza un discutibile diritto, il lecito a forza è rintuzzato. E' tempo che l’asino, simbolo di mitezza e di umiltà, come racconta un episodio noto del Vangelo, e simbolo di abnegazione e sacrificio per chi sa leggere qualcos’altro che non sia solo la favola di Collodi, sia caricato impropriamente di significato derisorio e offensivo con lo scopo di prevaricare e imporre la propria visione della vita. Tempo dove le case costruite sulla sabbia, a dispetto delle regole, ostentano solidità alla pari delle case costruite con le pietre del rispetto. Tempo dove gli errori di singoli cittadini li paga cari tutta la comunità come se fosse una calamità naturale. Ma per capire come si può arrivare a tanto, è necessario raccontare le cose a partire dalle traversie che hanno dovuto subire ad Orosei, tre stimate sorelle: Democrazia, Legalità, Uguaglianza. Negli ultimi 20 anni, eccetto un'unica esperienza di commissariamento, Orosei poteva sempre contare su un sindaco, con regolare giunta, maggioranza e opposizione, in una parola poteva contare su colei che a tutti gli effetti poteva sembrare una signora Democrazia. Improvvisamente si scopre ora che quelli sono stati anni di serena convivenza e connivenza fra governo, cittadini ed un terzo comodo: gli abusi edilizi. Un ventennio idilliaco, dove una cordata nera di illecito stringeva, in una rassicurante e protettiva morsa, quasi tutta la comunità intorno ai suoi amministratori. Venti anni vissuti da leoni ruggenti, a straziare regole, a divorare i diritti degli altri, calpestare doveri, a ghermire a più riprese la più detestata sorella della Democrazia: la Legalità. Ma esperti di politologia dicono che se non c'è Legalità non c'è Democrazia, quindi chi aveva preso il suo posto? la Pseudocrazia. Quest'ultima si veste come la leggiadra sorella, ne imita le forme, ma diversa è la sostanza. In Pseudocrazia un cittadino s’illude di essere il primo pensiero, la prima preoccupazione della politica cui egli ha affidato il governo della città, invece può scoprire dopo, anche 10-15-20 anni dopo, che il primo assillo di chi lo ha governato è stato: “governo oggi per governare ancora domani e dopodomani”. In Pseudocrazia, può accadere che il politico si adoperi molto, tanto da essere indispensabile alla comunità. La Pseudocrazia è molto permissiva sulle manchevolezze dei suoi cittadini, perché come una cattiva madre, sa bene che è più facile cedere e concedere che educare, vigilare, correggere, istruire. La Pseudocrazia, come abbiamo detto non tiene in gran conto la Legalità e se non la osteggia, la ignora. Non chiedetemi ora della terza sorella Uguaglianza. Questa è estremamente sensibile e vulnerabile, e se sente odore d'inganno non si affaccia ad alcun balcone, non si mostra a nessuno, anzi spesso trasloca del tutto. In una comunità dove sia albergata per tanto tempo la Pseudocrazia, si fanno cose improbabili: si difende l'indifendibile. Quindi, ad Orosei anni fa, erano tempi di parodia. Ma ora è tempo di scelta. Poiché mi ripugna la violenza e il pensiero che possa sopraffare, traggo dalla storia umana di questi giorni che io leggo in ottica cristiana, una riflessione ed una speranza: la verità e la giustizia subiscono sempre un tempo duro, ma alla fine poi per esse è come il crogiuolo all’oro. Come l’oro si temprano, si liberano dalle scorie e così si distinguono da ciò che oro non è. Poiché sono di matrice cristiana, fra due contendenti, di cui uno è insultato, ma non risponde con gli insulti, viene provocato ma non provoca, sbeffeggiato ma non rimbecca, offeso ma non si vendica, io non ho dubbi da che parte stare: dalla parte del mio Sindaco, della giunta, del consiglio di maggioranza e di tutti i loro sostenitori. |
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23/01/2008
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Rosa Maria Patteri
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