partito democratico                                      della sardegna
La critica della magistratura e la latitanza della politica

     La relazione della Corte dei conti, la sentenza del Tar su Tuvixeddu e quella della Consulta sulle tasse sul turismo hanno riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica sulla mala amministrazione. La critica è pesante, riguarda il “progressivo scadimento del principio di legalità” e la “preoccupante tendenza, che pare inarrestabile, all’esercizio meramente personalistico di poteri e di doveri pubblici”. Il principale imputato è la Regione, ma il degrado coinvolge anche parte delle amministrazioni comunali, a partire da quella della capitale.
     Attraverso ben noti espedienti – dalla proliferazione delle consulenze al lavoro precario, dalle assunzioni fuori concorso all’istituzione di aziende pubblico-privato, dalla premiazione dei funzionari fedeli al padrone politico alla punizione di quelli fedeli all’Istituzione - è andata formandosi una sorta di amministrazione parallela, docile e sottomessa. I danni prodotti sono enormi, valutabili non solo in termini di efficienza, di professionalità e di costi. Riguardano i diritti di cittadinanza, la democrazia e lo sviluppo economico e sociale. La Sardegna è da troppo tempo in bilico tra democrazia e autoritarismo e tra sviluppo e declino anche a causa dell’incerta legalità e della diffusa amoralità che caratterizzano l’uso spregiudicato del potere.
     I principali fondamenti della “ideologia” e della prassi governatoriale stanno franando sotto i colpi della magistratura, ma il centrosinistra si affanna ad occultare la crisi. Nel caso della tassa sul turismo, ad esempio, lamenta una bocciatura dell’autonomia impositiva che non c’è stata, mentre c’è stata una riaffermazione del principio costituzionale di uguaglianza, della quale dobbiamo rallegrarci come sardi e come autonomisti. Il centrodestra, invece, chiede le dimissioni del Presidente della Regione. Non nego che la richiesta sia motivata, sostengo però che non risolve il problema.
     All’origine della crisi, infatti, non ci sono soltanto le colpe del Presidente e della Giunta ma anche quelle dei partiti i quali hanno abdicato alla responsabilità politica scaricando interamente sulla magistratura il compito di recuperare legalità e moralità perdute. E c’è una causa di carattere istituzionale, riguarda il fallimento della Regione presidenziale e il vuoto statutario. Siamo una Regione senza Statuto, infatti quello del 1948 è stato superato dai cambiamenti intervenuti e delegittimato dalla continua invocazione della grande riforma cui non è seguita la proposta di nuovo testo. So bene che il vuoto statutario difficilmente potrà essere colmato in questa fine di legislatura, è però indispensabile e possibile creare le premesse perché lo sia nella prossima. Occorre, dunque, una netta riassunzione di responsabilità da parte dei partiti sul piano politico-programmatico e su quello statutario.
     Ecco perché da cittadino che guarda a sinistra auspico che Walter Veltroni non si fermi a Civitavecchia.

19/02/2008     -     Andrea Raggio

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