partito democratico                                      della sardegna
Il programma di Veltroni e la Sardegna

     Un programma ambizioso e realistico per cambiare il Paese. Così è stato definito. La lettura del testo pubblicato conferma ampiamente questo giudizio. Cerco di riassumere. La prospettiva internazionale delineata è quella dell’Europa massima possibile, del Mediterraneo porta sud dell’intera Unione europea e area strategica di livello mondiale, della collaborazione nazionale ed europea con gli Stati uniti per concorrere al governo della globalizzazione. Nel campo economico e sociale l’impegno è diretto principalmente allo sviluppo di qualità e, perciò, a combattere l’inefficienza economica, la diseguaglianza sociale e a migliorare la qualità della democrazia. La proposta di riforma istituzionale mira a valorizzare la sovranità popolare con l’istituzione del Senato delle autonomie, lo snellimento dell’attività parlamentare, la riduzione del numero dei parlamentari e dei ministri, la promozione della collaborazione e dell’intesa dello Stato con le Regioni a statuto speciale. Il programma, infine, punta ad utilizzare appieno la vocazione del Mezzogiorno come naturale piattaforma logistica del Mediterraneo, portando la rete delle infrastrutture e dei servizi a dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord. L’attenzione è posta in particolare alle infrastrutture della mobilità (strade, ferrovie, porti, aeroporti e autostrade del mare) e al perseguimento di obiettivi standard (acqua, energia, ambiente, scuola, giustizia, università).
     La credibilità del programma non sta soltanto nelle scelte operate, ma nella forte iniziativa di rinnovamento della politica che lo accompagna. Questa connessione è la chiave della svolta che il Paese sollecita e della quale la Sardegna ha bisogno. Unire l’Italia nel cambiamento è, infatti, la sola scelta strategica capace di aprire nuovi orizzonti di progresso alla nostra regione. A condizione che il vento rinnovatore soffi forte anche nell’isola, e questo dipende principalmente dall’organizzazione sarda del Pd.
     Comprendo le difficoltà nelle quali è costretta ad operare la segreteria del nuovo partito in Sardegna. La stessa formazione delle liste, non più dei candidati ma degli eletti, complica notevolmente il compito di chi è costretto a scegliere sostituendosi agli elettori. Tutto ciò, però, non basta a spiegare l’assenza di proposta e iniziativa politica che accompagna il Pd nell’isola sin dalla nascita, caratterizzandolo come una sorta di partito a-politico. Un buon programma di governo aiuta certamente a superare l’inerzia se è ancorato alla realtà dell’isola mediante un’ampia campagna di discussione e approfondimento. E il dinamismo impresso al quadro politico nazionale può avere anche in Sardegna effetti positivi se su di esso si innesta una forte iniziativa volta a sbloccare il quadro politico regionale, trascinato dalla sciagurata scelta presidenzialista nella totale confusione.
     In conclusione, mettere a frutto sin d’ora nella nostra realtà il nuovo che viene da Roma è indispensabile non solo per il buon esito di queste elezioni, ma per rimettere sui giusti binari la politica regionale, anche in vista della scadenza elettorale del 2009.

28/02/2008     -     Andrea Raggio

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