| partito democratico della sardegna |
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La scelta delle candidature del Pd a livello nazionale è stata condizionata per un verso dalla pessima legge elettorale e dalla ristrettezza dei tempi, per altro verso dalla necessità di dare dall’alto segnali forti di cambiamento anche in questo campo. Si spiegano, così, le forzature nella rappresentanza dei giovani e in quella del mondo imprenditoriale; di più si doveva fare per la rappresentanza operaia e per quella femminile. Meno si spiegano, invece, il persistere della rigidità dei rapporti di rappresentatività tra i soci fondatori del Pd e certe presenze frutto di condizionamenti interni, coperti dal carattere “verticistico e inopinabile” delle consultazioni. Emerge evidente, tuttavia, che il criterio che sta alla base dell’insieme delle proposte veltroniane mira a dare la più ampia rappresentanza possibile alle potenzialità del Pd. Nell’insieme le candidature parlano non solo del Pd che c’è, ma di quello che può e deve essere. Le “aperture” sono, dunque, altra cosa rispetto alle candidature “indipendenti” del passato, anche perché questa volta le caratterizza la condivisione non di un campo, ma di un programma. E in Sardegna? Le scelte operate non solo trascurano le potenzialità del Pd nell’isola, ma esprimono una visione parziale di quel che il partito è oggi. Sono il frutto di un gretto accordo di ripartizione tra Progetto Sardegna, Margherita e una parte dei Ds, accompagnata da una concessione, evidentemente neppure discussa con Roma, alle esigenze nazionali. Rinunciare, inoltre, alla presenza in lista di personalità esperte per favorire il rinnovamento è non solo opportuno ma doveroso, rinunciarvi per premiare la fedeltà al potente di turno è un intollerabile sbandamento etico e politico. |
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07/03/2008
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Andrea Raggio
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