L’OPPOSIZIONE ALLA MATEMATICA: I 100 MILIONI SERVONO A FAR RESISTERE LA SANITÀ

L’editoriale di Franco Meloni su “L’Unione Sarda” interpreta la richiesta di 100 milioni avanzata dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico come una proposta di risorse aggiuntive per espandere l’azione del Sistema Sanitario Regionale, e su questa premessa costruisce le tre simulazioni critiche che lo portano a parlare di “pasticcio confuso”.

La premessa non regge alla verifica.

La Corte dei Conti, nei giudizi di parifica del rendiconto regionale e nella Relazione al Parlamento 2025, ha certificato per la sanità sarda la peggiore perdita d’esercizio d’Italia nel 2023, pari a –191,77 milioni di euro; un disavanzo 2024 risalito a –365,4 milioni con un peggioramento del 39,6% rispetto all’anno precedente; una copertura LEA straordinaria di 126,4 milioni nel 2024 senza la quale la gestione ordinaria sarebbe rimasta in deficit: il frutto delle scelte della giunta del Centrodestra.

A questi disavanzi si aggiungono la mobilità sanitaria passiva, che pesa per oltre 100 milioni l’anno sul bilancio regionale; lo scostamento di 183 milioni rispetto al tetto di legge sulla spesa farmaceutica per acquisti diretti; il costo annuo del sistema dei medici gettonisti, stimato tra 24 e 45 milioni, che dovrà essere sostituito con assunzioni dirette dal 1° luglio 2026; il deficit di copertura della specialistica ambulatoriale, pari all’11% rispetto al fabbisogno ARES.

La richiesta di 100 milioni del Gruppo PD, formulata alla luce dei dati emersi nella Relazione informativa, è una variazione di bilancio urgente sul modello della manovra Covid del 2020, finalizzata a ripristinare la capacità operativa delle Aziende Sanitarie Locali e a garantire la continuità dei servizi essenziali nel periodo critico convergente sul 30 giugno 2026 — scadenza dei target PNRR Case di Comunità e cessazione dei contratti con i medici gettonisti. La cifra è coerente con l’ordine di grandezza del fabbisogno strutturale: è la metà della perdita d’esercizio 2023 e meno di un terzo del disavanzo 2024 certificato dalla Corte dei Conti. Non sono cento milioni per fare di più: sono cento milioni per non smettere di fare.

Coloro che oggi salgono sul pulpito per giudicare e condannare, hanno scientemente concentrato i medici nei due poli principali svuotando i territori, da Nuoro a Olbia, da Oristano al Sulcis. Ci hanno messo un attimo a distruggere la rete di assistenza periferica, e ora ci vorranno anni per restituire efficienza e dignità a queste aree che sono state deliberatamente impoverite dal loro modello.

Invece di tentare maldestre difese d’ufficio nascondendo la polvere sotto il tappeto i Riformatori e i responsabili del disastro degli ultimi cinque anni dovrebbero chiedere scusa ai sardi.

Noi stiamo lavorando con la presidente Todde per salvare la sanità pubblica dal baratro in cui l’hanno condotta.

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